domenica 30 settembre 2012

Intervista a Tanya D'antoni



Oggi, ho il piacere di introdurvi una nuova amica su Facebook, la scrittrice Tanya D’Antoni.
Ciao Tanya, ben arrivata nel mio blog!

Tanya D'antoni
Comincio col chiederti come è nata in te la passione per la scrittura?
            
Intanto ti ringrazio per l'opportunità che mi dai, la passione è nata piano piano direi meglio coltivata come una piantina dove dai le prime amorevoli cure per poi vederla crescere rigorosamente. Queste cure, ovviamente, sono state date da mia madre, appassionata di teatro che non mi ha fatto mai mancare il suo sostegno. Fin da piccola la vedevo scrivere poesie in dialetto siciliano e mi coinvolgeva nelle sue attività, col tempo mi appassionai e all'età di 15 anni già scrivevo le prime poesie.

Cosa o chi ti ispira maggiormente, quando crei?

Non ci sono elementi fissi che mi ispirano, dipende anche dallo stato d'animo, a volte la natura, il paesaggio, certo la parte maggiore la fa la fantasia, diciamo che viaggio molto con la fantasia e questo mi aiuta, un discorso a parte è stata la realizzazione del mio primo romanzo “Il vento dell'illusione” che avendo un ambientazione storica ho dovuto svolgere delle ricerche storiche che sono durate circa un anno e mezzo.

La tua biografia racconta che hai avuto un brutto incidente che ti ha cambiato la vita… vuoi provare a raccontarci questa difficile esperienza?

Il tutto inizia nel 91 in un pomeriggio normale come tutti gli altri, casa, scuola, compiti e amici. Mi accingo ad uscire di casa per andare da una mia amica dall'altra parte della città, ma avevo un presentimento, come un campanello d'allarme, anche se nulla di ben definito, portai con me una coroncina del rosario e mi avviai. Il pomeriggio passò tranquillamente in allegria, da premettere che sono astemia. Si fece l'ora del rientro, presi l'auto e mi avviai verso casa. Ricordo che piovigginava e la strada del rientro era trafficata, per fare prima decisi di prendere l'autostrada, arrivata in prossimità di un cavalcavia durante un sorpasso l'auto che mi stava a fianco non accennava a rallentare e improvvisamente persi il controllo dell'auto, intravidi nell'altra auto la presenza di due bambini e istintivamente sterzai nella direzione opposta per evitare di finirgli addosso, in quel momento pensai solamente all'incolumità di quei due bambini. L'urto contro il guardrail fu violento tanto che la parte anteriore dell'auto fu distrutta, con forza sbattei con la testa nel parabrezza, la vettura intanto, arrestata la sua corsa, rimase in bilico sulla paratia inferiore del guardrail, la parte superiore invece era caduta nel cavalcavia. Si avvicinarono due ragazzi vestiti in maniera uguale, mi caricarono in auto, dopo avermi dato un fazzoletto per tamponarmi la ferita che avevo al viso, la ragazza, che intanto era alla guida, mi portò in ospedale. Ricordo solo che era una bella donna, bruna dai capelli neri e occhi azzurri cristallini e durante il tragitto le dissi: “E ora chi glielo dice a mio padre?”, pensavo mi avrebbe rimproverato per la macchina. La ragazza rispose dicendomi: “Girati e guarda dietro, tu sei stata salvata dalla Madonna”, io mi voltai indietro e al posto dell'auto distrutta vidi la Vergine Maria vestita di bianco e azzurro e teneva in mano un bambino, da lì restai scioccata. Arrivata in ospedale la giovane mi stese accanto finché non arrivarono i miei genitori. Al momento di volerla ringraziare chiesi ai medici dove fosse la persona che mi aveva accompagnata e che fino a pochi minuti prima mi teneva la mano. I medici mi risposero che non c'era stato nessuno accanto a me e che tanto meno ero stata accompagnata. Da lì pensai che sicuramente qualcuno, al di sopra di me, aveva vegliato sulla mia incolumità.

Sei volontaria del Soccorso nella Croce Rossa Italiana. Cosa porta nella tua vita e quanto ti condiziona, magari, anche nella scrittura?  

Nella vita mi porta la consapevolezza di essere utile agli altri, disinteressatamente, sono a contatto con delle realtà che spesso noi ignoriamo, e dopo ogni turno vai a casa con un animo diverso, più appagato, non un appagamento per il mio amor proprio ma un appagamento interiore. Nel mio piccolo ho contribuito a rendere migliore, in qualche modo, la giornata di altri, magari meno fortunati di me. Cerco di non mischiare mai ciò che provo durante il servizio con la scrittura, magari colgo degli stati d'animo che posso riversare nei personaggi dei miei lavori.


Il vento dell'illusione
Nel 2011, hai pubblicato il tuo primo romanzo, “Il vento dell’illusione”. Ci racconti di cosa tratta?

“Il vento dell'illusione” narra gli eventi tra la notte del 23 e il 24 agosto del 1572, chiamata la notte della strage di San Bartolomeo, avvenuta in Francia, Parigi. Ho inserito personaggi di fantasia in un contesto storico reale. Chantal, contessina di nobile lignaggio, trascorreva le sue giornate al riparo dagli eventi tragici di quei giorni. Una serie di avvenimenti la porteranno a ribellarsi ai voleri paterni e a scontrarsi con la dura realtà che a lei era sconosciuta. Il tutto farcito da duelli, intrighi, inganni, amori, un potporri di azione, romanticismo e tanto altro ancora.


Vuoi parlarci anche del concorso che hai vinto con Butterfly Edizioni e che ti vede fra gli autori protagonisti dell’antologia “Sussurri dal cuore e… dalle tenebre”, con il racconto “La sirena di Tralee”?

Ho letto per puro caso su Facebook il bando del concorso della Butterfly edizioni, e ho deciso di partecipare con due racconti, sinceramente non pensavo che sarei stata fra i vincitori con il racconto “La sirena di Tralee”, anche perché avevo tenuto questa storia per tanto tempo nel cassetto, forse sottovalutandola. L'antologia dovrebbe uscire tra qualche mese.


Per salutarci, vuoi aggiungere qualcosa che non ti ho chiesto e che avresti piacere di condividere con noi?

Vorrei condividere, con chi legge, il successo che sta avendo la mia iniziativa, cioè quella di dare una mano a giovani autori che hanno difficoltà a pubblicizzare le proprie opere e a farsi conoscere, a questo scopo è nato il gruppo, su Facebook, del Narratore, e che in questi giorni ha raggiunto 1300 circa di iscritti, da lì sono nate molte altre iniziative, il sito web, la web radio, la web tv  su livestream, il blog, la rivista e Videointervistando, che sarebbe un modo diverso di intervistare con parole e immagini, e sinceramente non pensavo che riscuotesse tutto questo  interesse.
Un ringraziamento di cuore a te e a quanti seguono e seguiranno le mie iniziative.

Grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo per tutto!
Alla prossima occasione,
Roxie





(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)

giovedì 27 settembre 2012

Intervista a Erika Corvo


Oggi, ho il piacere di introdurvi Erika Corvo.
Benvenuta, Erika! 
Ho letto la tua biografia… che vita affascinante, la tua!

Erika Corvo

Ce la vuoi riassumere, svelandoci un po’ del tuo essere?

Ciao a tutti! Per riassumere in breve la mia vita senza ripetere all’infinito quello che ho già detto in altre interviste, ho avuto mezzo secolo di casini a non finire. Tanti, al mio posto, si sarebbero arresi. Qualcuno si sarebbe sparato. Qualcun altro avrebbe combattuto con le unghie e coi denti come ho fatto io. Una volta ho letto una frase, che ho deciso di fare mia: “Non si tratta di subire l’esistenza, ma di trasformarla”. Ho cercato di trasformare in dono tutto quello che mi succedeva di cattivo. In una canzone di Paola Turci c’è una frase mitica: “Combatterò questa paura che ora mi libera”. Ed è quello che ho fatto io: ho usato la mia situazione infernale per farmi crescere le ali e volare via. 
Non è una pubblicità.

Hai iniziato a scrivere da bambina, cosa o chi ti ha più influenzato?

Mio padre si divertiva a scrivere poesiole, raccontini, filastrocche e cambiava i testi alle canzoni facendole diventare spiritose. Niente di speciale, ma amici e parenti si divertivano alle sue trovate. Io sono cresciuta sapendo che fosse possibile farlo; era una cosa normale, e credevo che tutti lo potessero e lo sapessero fare. Andavo ancora alle elementari quando ho iniziato a farlo anch’io. E lo facevo bene. Ci sono rimasta male quando ho capito che gli altri, invece, non ci riuscissero.
Scrivere, poi, è sempre stata la mia passione. Ho iniziato col diario, quando ero proprio piccola. Alle medie avevo già scritto varie raccolte di poesie e iniziavo a cimentarmi nei racconti. Me li ricordo ancora: ingenui, stupidotti, semplici… ma imparavo cosa si dovesse scrivere, e come farlo sempre meglio. Sono sempre stata spietata con me stessa, non mi sono mai crogiolata pensando di essere brava, se quello che facevo non era perfetto. 
I miei non mi facevano mai uscire di casa, e il mio unico svago erano i libri. Ho imparato a leggere molto prima delle elementari, solo perché non sapevo cosa fare. Mio fratello era più grande di tre anni, e andava già a scuola. Quando arrivavano i suoi libri, sussidiario e libro di lettura, lui non li leggeva per tutto l’anno scolastico, io li avevo già letti di nascosto prima di novembre. (“Cosa fai col libro di tuo fratello? Mettilo via che glielo sciupi!” “Ma guardo solo le figure.” Palle. Li sapevo a memoria.)
Va da sé che quando venne il mio turno di andare a scuola, mi annoiassi da matti. Loro leggevano Pinocchio, io leggevo Kipling. Loro leggevano I tre porcellini, io leggevo la vita di Pasteur e i cacciatori di microbi. Loro leggevano Piccole donne, io leggevo I Peccati di Peyton Place e Lolita. Loro leggevano Biancaneve, io ci davo già dentro con gli Urania e con Salgari. Non potrei vivere senza leggere o senza scrivere.

Nel tuo percorso artistico, hai anche scritto musica. Ci parli di questa esperienza?

Avevo quindici anni quando ho iniziato a lavorare, e col primo stipendio ho comprato una chitarra. Nei primi anni settanta, era praticamente obbligatorio avere una chitarra e saper suonare. Osservavo quello che vedevo fare ai miei amici già capaci, poi andavo a casa e ci provavo anch’io. La mia prima canzone aveva solo due accordi: la e mi minore, perché erano i più facili. Poi ho imparato a suonare davvero. I miei idoli musicali? De André, Guccini, De Gregori, e naturalmente i Beatles. Poi sono venuti i Pink Floyd, i Genesis, Emerson Lake & Palmer, e con quelli ho imparato l’inglese. 
Certo che ho sempre avuto una faccia di tolla tremenda! Guccini e De Gregori sono riuscita a conoscerli di persona, e in un concerto di De Gregori sono Riuscita a infilarmi sul palco e suonare una mia canzone. Giuro che è vero. 
Poi ho letto su un giornalino di un concorso per voci nuove, indetto dalla Baby Records. Solita faccia di tolla: vado, suono, canto, e dicono che sono ok. Più di duemila partecipanti, due vincitori: io e un certo Enzo Ghinazzi, che ora tutti conoscono come Pupo. Allora era un ragazzino anche lui, arrivato fresco fresco dalla toscana, e non sapeva neanche cosa volesse dire “pirla”. Gliel’ho spiegato io.
Lui ha continuato, per me invece i boss avevano in mente il ruolo di cantante per bambini. Io scrivevo canzoni impegnate, alla De André, e di fare canzoni per bambini, proprio, non me ne fregava niente. Almeno mi hanno fatto incidere la mia roba, ma è finita lì. Per me è stato un bel gioco e basta. In compenso, i Fratelli La Bionda mi hanno regalato una chitarra vera, perché la mia faceva schifo. Ce l’ho ancora. E’ bellissima.

Quanto di tuo, inserisci nei personaggi che crei per le tue storie?

Tutto. Mi piace l’esempio della torta: gli ingredienti sono già tutti in frigo. Uova, latte, farina…Tu li tiri fuori, mescoli, dosi, aggiungi, impasti… Inforni, ci metti del tuo, e quando esce dal forno, non sono più uova, latte e farina. Si chiama torta. Bellissimo esempio di come il risultato sia maggiore della somma delle singole parti. Parlando di libri, gli ingredienti sono tutte le mie esperienze: quello che ho letto, quello che ho vissuto. Sentimenti, speranze, gioie, dolori, aspettative, delusioni, vittorie; persone buone e persone cattive… mescolo tutto, ci aggiungo del mio, e passo attraverso la biro. Quello che ne esce si chiama romanzo.
Devo averlo già detto, che secondo gli psicologi, uno scrittore non possa fare altro che raccontare se stesso.
Per di più, scrivo come se i personaggi raccontassero gli avvenimenti in prima persona, alternandosi durante il racconto. Questo richiede una immedesimazione totale in ciascun ruolo. Chiudo gli occhi, un bel respiro profondo, e penso: “Ora io sono Brian”… “Ora io sono Juno”… “Io sono Stylo”. Cambio forma mentis, cambio modo di esprimermi, cambio sesso, cambio stile. Il più bel modo di allungare la vita umana: vivere la tua vita e quella di qualcun altro.

Vuoi parlarci del tuo ultimo romanzo “Blado 457 – Oltre la barriera del tempo”? Innanzitutto, cosa o chi nasconde, questo titolo?

Blado 457
Nasconde un grande amore per la natura e l’ecologia. Non so se qualcuno abbia mai pensato seriamente al futuro delle centrali atomiche. Se la crisi attuale aumentasse, nel giro di una ventina d’anni, chi troverebbe più i fondi per smantellarle, metterle in sicurezza, e fare in modo che non possano nuocere per i prossimi trentamila anni?
Il secondo grande interrogativo che pongo nel racconto, è: invece di circondarci di tutta questa tecnologia e crogiolarci al suo sole, non sarebbe utile imparare anche a farne a meno? Possibile che se si guasta la lavatrice o il frigorifero siamo tutti in panico? Eppure solo quarant’anni fa, tutte queste belle comodità, nemmeno esistevano. Come abbiamo fatto a diventarne dipendenti fino a questo punto?
E infine, cosa nasconde, questo libro? Una profezia non desiderata. Ho terminato di scriverlo nel marzo 1997. Quattro anni prima che crollassero le torri gemelle. Avete un’idea di cosa voglia dire aver scritto che aerei di linea avrebbero scatenato l’inferno, e trovarsi quattro anni dopo, impietrita davanti alla tv, a vedere due aerei di linea scatenare l’inferno? Sono molto felice che Blado non sia stato pubblicato prima. Forse avrei vissuto nell’incubo che Bin Laden avesse attinto da me l’idea. 

C’è un racconto al quale sei particolarmente legata e se sì, per quale motivo?

Come no? Il terzo episodio della saga spaziale di Brian Black, che non è ancora stato pubblicato anche se l’ho scritto nell’ottobre 1997. Perché? Perché, a differenza del secondo, che non mi convince tanto, è un capolavoro. Ma non vi anticiperò altro…


Cosa consiglieresti ad un ragazzo che volesse intraprendere la strada della scrittura?

Scegliere una persona che stia sulle scatole a tutti e farla fuori. Pare che l’unico modo di pubblicare un libro e avere pubblicità in tv, sia diventare un criminale. Come è successo ad Amanda Knox, Cesare Battisti, Felice Maniero, Renato Vallanzasca, il comandante Schettino, Salvatore Parolisi… poi c’è quel tizio che ha ammazzato la prostituta e ne ha fatto un romanzo, pubblicizzato direttamente nei TG. Ho saputo in questi giorni che anche Alberto Stasi e Raffaele Sollecito hanno scritto dei libri, pubblicati e pubblicizzati in tv. Se non vi sentite di commettere un omicidio, sappiate che ha pubblicato anche Monica Lewinsky…

Infine, progetti per il futuro?!

La tentazione sarebbe di rispondere: far un p… a qualcuno e poi ammazzarlo così da avere doppia possibilità di venire pubblicata gratis e con pubblicità. No. Non lo farò. Se volete leggere i miei libri, leggeteli, se no, fate quello che vi pare.
Uscirò a breve con altri due romanzi, e se non mi vedrete in libreria, saprete che è perché non ho guai con la legge.

Grazie per essere stata con noi, sarai nostra gradita ospite ogni volta che avrai novità da raccontarci!
Roxie

Grazie a te per avermi ospitato nel tuo spazio. Un bacio grande. 
La vostra Erika.

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)





martedì 25 settembre 2012

Intervista a Federico Cervigni


Oggi introduciamo lo scrittore Federico Cervigni. 
Ciao, Federico, benvenuto!
Federico Cervigni
Innanzitutto, vuoi raccontarci qualcosa di te e di quello che fai, quando non sei impegnato a scrivere?

Ciao e grazie a te dell’invito. Ho lavorato per molti anni in diverse aziende e diversi settori, occupandomi di contabilità e amministrazione. Cose noiose, insomma! Svolgo l’attività di copywriter freelance ma la mia grande passione è sempre stata la scrittura creativa e, negli ultimi anni, anche la saggistica.

Hai scritto un saggio di economia, “Decapitalismo – la crisi economica”. Cosa ti ha indotto a compiere una scelta che considero piuttosto impegnativa?

Sono sempre stato molto curioso e ho sempre avuto il pallino di capire “come funziona il mondo!”. L’economia è il motore per eccellenza delle nostre vite - purtroppo - e capirne i meccanismi è essenziale, tanto più oggi perché i poteri decisionali scavalcano le realtà nazionali e capirci qualcosa è una seria responsabilità collettiva. 

Nel 2008, hai fondato la Compagnia Teatrale “I ReFusi”, per cui ti occupi di scrivere testi e di dirigere le opere. Ce ne vuoi parlare?

Certamente. E’ un incontro di artisti di diversa estrazione: scrittore, attori, artisti visivi. Siamo attivi con la produzione di nostre opere e la promozione di compagnie esterne. Ci divertiamo e cerchiamo di portare avanti la nostra idea estetica di teatro contemporaneo. 

Nell’anno in corso hai vinto il primo premio nel Concorso Letterario Nazionale “Il ponte”. Con quale opera?

E’ un concorso molto serio, di portata nazionale, che negli anni si è rivolto a diverse forme d’arte. Il 2012 era dedicato al racconto e io ho avuto l’onore di essere premiato con il primo posto in classifica con il racconto “Un piccolo regalo”.
Fanpage che contiene il racconto: 
Fanpage

Diario di un insonne
Tra l’altro, sei autore del romanzo “Diario di un insonne”. In principio, lo pubblichi con un editore ma recentemente, compi la scelta di ristamparlo in autonomia e di renderlo disponibile anche in formato digitale. Ci vuoi raccontare da cosa è nato il desiderio di, diciamo così, “mutare direzione”?

Innanzitutto da un rapporto con l’editore che non è stato soddisfacente, dal mio punto di vista. Il mondo editoriale oggi è un terreno minato e molti editori sono pronti a pubblicare qualsiasi cosa a patto di scaricare i costi di stampa e distribuzione sull’autore stesso. Questo naturalmente non favorisce la qualità del mercato e succede che ogni editore pubblica una quantità di libri sui quali però non intende “puntare” realmente e tu saprai benissimo che per vendere libri bisogna fare marketing, pubblicizzarsi, farsi conoscere. Se le case editrici non fanno questo, diventano soltanto delle costose tipografie e allora tanto vale occuparsi in proprio del tuo lavoro. Oggi è possibile auto prodursi ebook praticamente a costo zero e pubblicare su portali di valore e di portata mondiale. Questa è una rivoluzione. Ma sia ben chiaro che non sto bocciando in modo indiscriminato l’editoria tradizionale: ci sono ancora editori serissimi.

Alla luce di quest’ultima scelta, cosa consiglieresti ad un ragazzo che ti chiedesse il percorso migliore da intraprendere per diventare scrittore?

Per prima cosa vivere! Essere curioso! Nasce tutto da lì. Mi sentirei di consigliargli l’auto pubblicazione ma solo se ha una reale passione: scrivere, correggersi, pubblicarsi, pubblicizzarsi da soli è un vero lavoro. E poi una cosa importante: iniziare dalle cose piccole e vicine, cercare riscontro nell’ambito locale; organizzare presentazioni, letture. Sono cose che ti danno esperienza e autostima. Conosco scrittori che pubblicano solo in rete e non hanno mai visto in faccia un solo lettore. È una cosa triste, secondo me. 

Infine, quanti progetti hai nel cassetto e quali intendi provare a concretizzare?

Sto lavorando ad un altro saggio. Ti anticipo che il titolo dovrebbe essere “Eretik”  ma non è definitivo. Parla delle utopie, dell’illusorietà e dell’irrazionalità della società contemporanea, congelata nell’immobilismo di un pensiero fittizio e falsamente libero. E di quanto sia invece necessaria l’eresia e la riscoperta del pensiero critico. Lo slogan perfetto del libro è “Imitate yourself!”: un invito a pensare con la propria testa in modo creativo.
Poi, nuove produzioni teatrali e naturalmente, ritornare alla narrativa che è per me imprescindibile.

Grazie per essere stato con noi e ti aspettiamo per quanto realizzerai prossimamente!
Roxie

Grazie a te!

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)

lunedì 24 settembre 2012

Intervista a Vincenzo Monfregola


Con molto piacere, introduco oggi lo scrittore emergente Vincenzo Monfregola!

Vincenzo Monfregola
La mia prima domanda per te, Vincenzo, mi sorge spontanea… sei diplomato in elettronica e ti sei dedicato alla scrittura. Quanto e come si conciliano questi due mondi, apparentemente tanto distanti? 

Innanzitutto saluto te Roxie e tutti coloro che mi leggeranno, sono veramente contento di raccontarmi, ti ringrazio per questa opportunità.
Sì, effettivamente due mondi completamente opposti, vedi io credo che la vecchia riforma scolastica gravava molto nelle scelte degli adolescenti che, dopo la terza media, avrebbero dovuto già scegliere la scuola adatta alle proprie attitudini; almeno per me lo è stato, tanto è vero che ho scelto un'Istituto Tecnico Industriale e credimi una vera tortura per chi, come me, amava le materie umanistiche, infatti non sono stato un genio a scuola, diciamo che me la sono cavata. Beh più che conciliazione, parlerei di una cognizione o meglio di avvertenza evocativa verso lo scrivere; sai, come raccontano nella biografia di "Follia", la mia dedizione non l'ho individuata subito, avvertivo ci fosse qualcosa in me che volessi raccontare ma non riuscivo a capire in che modo potessi farlo, fino a che nel 2000 mi decisi a partecipare ad un Concorso Letterario del Centro Studi Michelangelo, dove presentai la mia prima poesia "La mia perla", mi classificai bene e da lì nacque poi tutto il percorso che è seguito negli anni.

Hai collaborato con alcuni periodici, come giornalista. Che tipo di esperienza è stata e quanto ti è servita?

Una bellissima esperienza, erano i miei primi passi verso questo mondo tutto da scoprire, ricordo in particolar modo "Omero" un periodico letterario con sede a Napoli, mi occupavo di selezionare poesie e racconti che giungevano in redazione in base al "tema" mensile che proponevamo periodicamente.  Mi è servita tantissimo, mi ha dato il coraggio di osare e presentarmi ufficialmente ai lettori in veste di poeta, ovviamente dopo un confronto con quanti approdavano già da tempo in questo mondo fatto di emozioni e sentimenti declamati ad alta voce.

Nel 2001 hai fondato il Centro Laboratorio Poetico a Napoli, con il quale hai bandito un Concorso Nazionale di Poesia (“Napoli 2001”). Di cosa ti sei occupato, durante questa esperienza e quanto ti ha arricchito umanamente?

Il Centro Laboratorio Poetico nacque con un intento del tutto rivolto alla solidarietà, tutti i proventi andavano a favore di orfanotrofi, ho sempre avuto un debole per la luce che emanano i bimbi e quindi cercavo di dedicarmi a quelli a cui la vita non ha voluto regalare "una famiglia". Il Concorso Letterario "Napoli 2001" fu la prima edizione di questo progetto, mi occupavo di smistare le poesie a seconda della sezione, raggruppandole in plichi anonimi affinché la giuria potesse esprimere un parere razionale sui poemi e non, magari, farsi suggestionare dai "grandi nomi" che incombevano nel momento. Insomma facevo il lavoro di partenza per poi dare il via alle votazioni e tutto quello che riguardava la cerimonia di premiazione, un vero rompicapo ma piacevolmente gratificante pensando agli occhietti di quei bimbi dolci a qui andavano i proventi. I bimbi… una ricchezza inestimabile cui l'uomo non potrebbe fare a meno.

Hai esordito con la pubblicazione di una raccolta di poesie “Nel tempo dei girasoli”. Ce ne vuoi parlare?

Sì, la mia prima silloge, il debutto. Tutto avvenne dopo la partecipazione al mio primo concorso di poesie, ricordo che il Presidente del Centro Studi "Michelangelo" volle leggere le mie poesie e mi propose di pubblicarle. Dopo un anno circa nacque "Nel tempo dei girasoli", anch'essa rivolta ad un progetto di solidarietà. Sai, la cosa che mi riempie il cuore è stata la possibilità di rivedere questa raccolta di nuovo protagonista di un evento solidale, avere il privilegio di rimettere in vendita, dopo tanti anni, "Nel tempo dei girasoli", mi riempie il cuore… soprattutto sapere che parte del ricavato andrà all'AIMPS, un'associazione ONLUS di genitori di bambini affetti da mucopolisaccaridosi, una malattia genetica rarissima.

So che sei stato diverse volte fra i giurati nei concorsi letterari. E’ stato più piacevole o piuttosto più difficile?

E' stato piacevolissimo, amavo perdermi in quei versi… mi hanno regalato bei momenti. Imbarazzato no, perché come dicevo prima era formulato tutto su voti quindi non c'era il vincitore o meno, c'era il "voto" che assegnavi alla poesia poi la somma avrebbe declamato i vincitori.

Dopo una pausa… (di riflessione?) sei tornato a pubblicare. Ci vuoi parlare della raccolta scritta con altri tre autori, “Ruvido inchiostro” e del tuo romanzo “Follia”?

Follia

Ruvido inchiostro
Una lunghissima pausa, non amo parlare di questo periodo è stato uno di quei momenti bui, dove tutte le circostanze ti sembrano avverse... una lotta contro l'io che non si rispecchia con la giungla divoratrice di anime. Per "Ruvido inchiostro" di Rupe Mutevole Edizioni, posso dirti che si tratta di un progetto che compara varie regioni d’Italia e che fornisce la possibilità a noi emergenti di esser letti e conosciuti in più fronti, la silloge "Alma", presente in questa raccolta, raggruppa le poesie più significative che mi rappresentano, quelle che disegnano il mio modo di essere e di vedere i colori che questa vita vuole raccontarci.  In "Follia" Edizioni R.E.I. ritroverete un tono più maturo, poesie che scrutano eventi e dinamiche quotidiane, racconta di un poeta vissuto con il suo essere "folle" per la gioia di viversi quello che le emozioni chiedono; un poeta segnato dal tempo che non ha mutato, nonostante le dure prove, la gioia di darsi alla vita.

Vuoi raccontarci qualcosa di te, di ciò a cui ti dedichi quando non scrivi?

Beh vedi io sono impiegato presso un'azienda di servizi, ci occupiamo di archiviazione della documentazione di enti pubblici e privati; il bello di questo lavoro è poter toccare con mano documenti davvero storici, alcuni addirittura del 1800, senti il profumo della carta invecchiata ricoperta da quella patina di polvere che crea fascino a quel che rimane dei tempi così lontani.  Subito dopo mi occupo di commissioni varie, sai di tutte quelle che rimandi dopo lavoro altrimenti non riesci proprio a trovare tempo per portarle a termine. Quindi diciamo che quando torno a casa è giusto per l'orario di cena, mi rimane ben poco tempo e preferisco tuffarmi nella stesura dei miei pensieri raccolti in fretta e furia durante la giornata, quindi post-it e foglietti di carta ovunque… tutto sta nel raggrupparli e rileggerli, uno ad uno, affinché prendano la forma che più riesce a raccontare quanto voglio dipingere con le mie parole.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Tra i progetti imminenti c'è la pubblicazione in lingua spagnola di "Follia". Poi sto scrivendo una nuova raccolta di poesie, un viaggio introspettivo fatto di riflessioni ad alta voce che toccano tematiche intime sfiorando malinconie nascoste. Insomma ho diverse idee da concretizzare e non escludo di debuttare con un romanzo ma c'è tempo per questo... resta solo da incrociare le dita!

Bene, da parte mia e sicuramente di tutti i nostri lettori, un grossissimo in bocca al lupo e alla prossima occasione!
Grazie
Roxie

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)

sabato 22 settembre 2012

Intervista ad Andrea Leonelli


Sono molto onorata di introdurvi l’amico scrittore Andrea Leonelli. Ci frequentiamo da tempo su Facebook e nutro profonda stima e simpatia per lui che oggi mi concede fiducia e si sottopone alle mie domande!

Andrea Leonelli
 Innanzi tutto, Andrea… scrittore o poeta, come ti definiresti?

Faccio un po’ fatica a darmi una definizione, non perché non la voglia, ma perché sinceramente non saprei, scrivo poesie (o presunte tali) e racconti, ma tutto breve. Probabilmente mi avvicino più al poeta che allo scrittore vero, ma mi piace anche scrivere altro all’occasione. Se però dovessi proprio scegliere tra le due quella che preferisco, sceglierei poeta, penso mi si adatti più dell’altra.

Svolgi la professione di infermiere professionale e so che lavori da tempo in un reparto che considero estremamente delicato, quello della Rianimazione. Quanto può incidere in quello che scrivi, stare quotidianamente a contatto con persone che soffrono?

Nei miei scritti di solito c’è molta, moltissima sofferenza, se leggi la “Selezione” di dolore ce ne trovi moltissimo, e lavorare a stretto contatto con chi soffre influenza parecchio sia il mio pensare che il mio scrivere. Spesso mi trovo a dover affrontare situazioni tali che metterle su carta in un modo o nell’altro alla fine mi risulta liberatorio. E’ a suo modo terapeutico, diventa una valvola di sfogo dove incanalare il dolore e un modo per trasferirlo da dentro ad altrove.

So che sei anche un grande appassionato di musica. Anche questo, ti condiziona oppure no nella scrittura?

Altra mia grossa fonte di ispirazione… Io adoro e prediligo la musica heavy metal e tutte le sue propaggini e contaminazioni, meglio se vanno “oltre”. Inteso se non si ferma ad essere solo bella musica dura, ma deve anche essere “trascinante”, o “frenante”, a seconda del mio stato d’animo del momento. Ci sono brani che ad ascoltarli mi sento proprio tirato, spinto o caricato, e di conseguenza scrivo, altri invece che mi fanno fermare in un punto preciso e mi costringono a girarci intorno fino allo sfinimento, fino a che non ho estratto l’essenza, riversandola poi su file, perché devo ammettere appartengo a quella categoria di scrittori che scrive quasi esclusivamente su supporto elettronico. Anche se comunque ho sempre dietro carta e penna, con l’avvento degli smartphone, di solito più che scrivere digito. Tornando alla musica, nonostante le mie preferenze “estremiste”, ascolto volentieri un po’ di tutto, hip hop, rap, elettronica, hardcore, disdegno un po’ la musica italiana, troppo melodica in genere anche se non tutta…

Ci sono riti o più semplicemente delle abitudini che metti in atto quando ti dedichi alla stesura delle tue opere letterarie?

Non ho riti particolari e non scrivo in momenti precisi, mi può capitare di scrivere in qualsiasi momento, dovunque e comunque, anche perché scrivo su “ispirazione”, Raramente pianifico a tavolino i momenti per scrivere, ma di solito metto su un po’ di musica e scrivo con quella, staccandomi da face e dagli altri “contatti”. Preferisco scrivere da solo, quello si…

Momenti in cui trai maggiore ispirazione? Fai parte anche tu della categoria degli scrittori notturni?

SISI, di notte è meglio, non so perché, forse perché il mondo è più silenzioso, la luce non renda la visione netta e inequivocabile, ma sfuma nella penombra, dove tutto, o quasi, diventa potenziale, dove la sensibilità è accresciuta, e dove si “sente” attorno con altri sensi che non sono i comuni. C’è un contatto più “interiore” con la realtà (o potenzialità) circostante.
Forse le cose migliori le ho tirate fuori da quello stato intermedio fra il dormiveglia e il sonno, in cui i pensieri fluiscono a ruota libera; la parte difficile è ricordarli e metterli su carta nell’attimo senza cadere addormentati… 
A scrivere in questa condizione c’ho passato notti insonni, appena arrivava il filo di parole “giusto” sveglia scrivi e ributtati giù, altro filo, risvegliati, riscrivi… 
Bellissime, o almeno fra quelle che io preferisco, ma scrivere poesie così può essere un esperienza massacrante…

La selezione colpevole
Ci vuoi parlare della raccolta “La selezione colpevole”, edita su Lulu.com e prossima ad una seconda edizione?

Veramente è già in seconda edizione con la EEE (Edizioni Esordienti Ebook). Le copie che avevo stampato con Lulu sono esaurite da tempo e non so se farò stampare in cartaceo il volume, ma ci sto pensando e valuterò…
Parlando del libro è la mia prima raccolta, sono pezzi scelti fra i miei primi scritti, come dicevo pocanzi è un insieme di sofferenza solitudine, cupezza, sogni, desideri disattesi, disillusione, tristezza dolore e disperazione. Depressione anche. Poi io ci ho messo dentro anche altre mie passioni tipo la fantascienza e la scienza, ma molte delle atmosfere tendono al gotico. Pensa che qualcuno dice che alcune cose somigliano agli scritti di Boudelaire, almeno come atmosfera, a parer mio mi fanno troppo onore, ma almeno mi “aiutano l’ego” a sopravvivere.

Hai ottenuto diversi riconoscimenti con le tue opere, ce n’è uno al quale sei particolarmente legato e se sì, ci spieghi per quale motivo?

Sono contento di ognuno dei riconoscimenti ricevuti, e soddisfatto di ognuna delle pubblicazioni in antologie, ma a essere sinceri, essere entrato nella “365 storie sulla fine del mondo” di Delos mi ha fatto particolarmente piacere per diversi motivi: primo è stata dura e impegnativa, ho mandato 6 racconti prima che mi prendessero e quasi non ci speravo più, secondo, è distribuita a livello nazionale, terzo e non ultimo sono insieme anche a “grandi firme” della fantascienza italiana e questo è stato un motivo d’orgoglio per me.

Cosa pensi della situazione attuale nel settore editoriale? Pensi che per uno scrittore emergente sia preferibile scegliere di auto pubblicarsi o piuttosto attendere il tempo necessario per trovare un editore che creda abbastanza nelle sue capacità da decidere di investire tempo e denaro su di lui?

Hai una domanda di riserva? A parte gli scherzi, la gente legge poco, compra quindi poco. Di conseguenza gli editori puntano sul sicuro, sulle vendite. E data la situazione attuale non è difficile dar loro proprio tutto il torto. Che sia per motivi di “notorietà acquisita” o per effettiva bravura un editore tenderà a puntare sul nome che garantisce maggiori introiti più che sul contenuto. Ovviamente non è giusto nemmeno generalizzare, ma non sono abbastanza ferrato per scendere nell’ambito dei singoli casi. Autopubblicarsi? Perché no? Io l’ho fatto, ma a patto di essere pronti a comprare le copie in proprio per poi rivenderle e distribuirle, pubblicizzarsi da soli, e insomma, fare tutto da soli… dall’impaginazione alla correzione delle bozze, la copertina, alla vendita…

Infine, c’è qualcosa che non ti ho chiesto e che ti va di raccontare ai miei lettori?

Avrei molto da raccontare ma a chi scrive dico di tenersi in costante esercizio e di leggere moltissimo. Di sperimentare cose nuove, nuovi stili, e nuovi argomenti, e di prendere il meglio da ogni esperienza, di mantenersi umili ma non sottomessi, di accettare serenamente i giudizi altrui quando motivati, di bere molta acqua e di lavarsi sempre bene le mani!

Grazie di cuore, Andrea e a presto, nel nostro magico mondo di Facebook!

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)

giovedì 20 settembre 2012

Intervista a Piermatteo Carattoni



Sono sinceramente onorata di poter intervistare il giovane cantautore che sto per introdurvi… Piermatteo Carattoni. I motivi sono molteplici ma fondamentalmente, è perché nutro profonda stima per il suo lavoro e per la determinazione con cui ci si dedica.
Piermatteo Carattoni
Detto questo, benvenuto nel mio blog, Pierma… e partiamo con la prima domanda. 
Hai fatto una lunga gavetta, suonando e cantando dal vivo, ci racconti qualcosa a proposito delle esperienze passate?

Grazie per l'ospitalità e per la bella iniziativa di dare visibilità ad artisti esordienti o poco noti al grande pubblico! Nel capitolo della mia "preistoria" infilo tutte le esperienze precedenti alla pubblicazione del disco. Ho suonato tanto nel microcosmo del circondario e questo mi ha permesso di affinare l'ingranaggio della mia formazione live originale che consisteva in un trio semiacustico e anche di smussare i miei angoli peggiori sotto il profilo del contatto col pubblico. A questa schiera di esibizioni bisogna aggiungere una serie di episodi più eclatanti quali opening act anche piuttosto memorabili che ricordo con grande piacere e per i quali devo ringraziare No Stop Music, un comitato di musicisti sammarinesi con cui ho collaborato.

Con quali artisti hai condiviso il palcoscenico e c’è qualcuno di loro che ti ha lasciato un segno indelebile nell’anima?

Tra gli artisti famosi con cui posso dire di aver propriamente condiviso il palcoscenico di grossi eventi live non si possono tacere Negrita, Meganoidi, Modena City Ramblers, Jennifer Gentle, Aram Quartet, Nobraino, ecc... A livello di festival mi sono incrociato, ad esempio, con i Ratti della Sabina, il maestro Detto Mariano, Franco Fasano, Alberto Fortis, Marco Ferradini, Antonella Ruggiero. A livello di live act in discoteca posso sparare nomi come Bob Sinclar, J-Ax, Subsonica, e diversi altri. Tutta scena, ahah. Più che grossi segni nell'anima ricordo l'emozione, a tratti l'incoscienza... se vogliamo, addirittura un po' condita da una sorta di incapacità di vivere appieno quelle occasioni. Come se mi ci fossi ritrovato gettato dentro. Un po' spaesato e avulso. Ma era anche il loro bello. Piccole comete a squarciare il cielo mio e di chi ha suonato con me in quelle occasioni e abusatissimi paragrafi di curriculum da riciclare costantemente. L'altisonanza è un parametro stilistico necessario nella promozione di un esordiente pop ;)

Nel 2010 hai pubblicato il tuo album d’esordio, “Pagine Strappate”. Ce ne vuoi parlare?

"Pagine Strappate" è frutto di anni di prove, messe a fuoco, dolori giovanili, entusiasmi e voglia di tenere insieme qualcosa di solido e definitivo. In contrapposizione a svariate ispirazioni che nel tempo mi hanno colto senza poi essere coltivate con l'opportuna cura. E’ un film di canzoni, dieci per l'esattezza. Un album che può essere fruito come una storia oppure no. Se si accetta la visione concettuale (concept!) ci si troverà dinanzi ad una drammaturgia poco velatamente autobiografica entro la quale il protagonista passa attraverso le fasi di innamoramento, disaffezione, rancore e rinascita spirituale. Sono tantissime le cose che potrei dire. Soffermarmi sull'aspetto autoriale, sulle esperienze che l'hanno generato o il background che l'ha reso possibile; parlare invece del piano realizzativo, degli arrangiamenti, di tutti gli episodi che per scelta, destino o coincidenza, hanno definito il suo sound e la sua direzione artistica. Potrei raccontare della promozione, dei videoclip, del dvd live che l'ha accompagnato. Non so quanto sarebbe interessante. Dico solo che "Pagine Strappate" ha segnato una lunga ferita nel palmo di mano immaginario della mia vita, da cui sono sgorgati sia fiotti di sangue che raggi di luce. Ora la sto facendo colpevolmente poetica ma ti assicuro che questo percorso, inteso nella sua globalità e non solo come album, mi ha dato e chiesto tanto. Al punto che sul finire dei mesi, anzi degli anni, dedicati a questo progetto artistico, ho avvertito spesso la voglia e l'esigenza di scappare, di affrancarmene.

Se davanti a te ci fosse una persona che ti chiede perché dovrebbe acquistarlo, che cosa preferiresti rispondergli?

Che è fatto col sangue, con le mani, con la testa, con la penna e la chitarra. Che ci abbiamo messo dentro tutto quello che avevamo e potevamo. Si sente in ogni singola nota. Non segue mode. Non cerca di piacere nè di essere quello che non è. E' arrangiato da un cantautore improvvisato, da un metallaro intellettuale e da un supereroe venuto dagli anni '60. Non vi aspettate niente di particolarmente banale! Ops...immodesto?! Beh ormai l'ho detto! (e guarda caso, è così).

Sei stato scelto dalla Baia Imperiale, Club fra i più famosi in Europa, come musicista nella fase Live preserale. Anche qui, hai avuto occasione di esibirti prima di grandi artisti. Qualche annedoto che ti va di condividere con i miei lettori?

Sì, un parzialissimo elenco degli artisti a cui ti riferisci l'ho già stilato rispondendo alla seconda domanda. Beh lavorare in discoteca è dura. La stragrande maggioranza del pubblico non solo non affluisce per te ma a volte è addirittura infastidito dal trovarsi di fronte un cantante che pur volendo e volendosi divertire, resta sempre piuttosto intimista e introverso. Sembra un usurpatore della pista: ehi, ma dov'è il dj? chi sei tu maledetto chitarristuncolo? Mi sono dovuto misurare con questo genere di realtà, prendendomi un bel numero di sfottò fortunatamente stemperati da molti attestati di stima. E' bello quando si riesce a fare il pieno nella sala, quando centinaia di persone intonano canzoni/inno come possono essere le cose prese in prestito dalla discografia di un Vasco o di un Ligabue. Gli aneddoti qui si sprecano veramente. Le persone che ti vengono a parlare mentre canti, come se manco se ne fossero accorte e ti chiedono se "c'hai una cartina per farsi una siga..". Personaggi talmente al di là del bene e del male che a volte la linea tra il riso e il pianto si assottiglia fino quasi a non esserci più. Insomma, una scuola di sopravvivenza CantAurorale piuttosto dura e sanguinaria. Ma finora ho vinto io, igh!

Cosa fai, quando non componi canzoni e non canti, in giro per l’Europa?

Uuuu...dicendo Europa sei stata davvero troppo entusiastica... ma essendo sammarinese posso dire di suonare con disinvoltura almeno in due stati! Di mestiere sono riuscito a rimanere nell'ambito della musica diplomandomi in chitarra moderna e facendo didattica soprattutto a livello di avviamento per ragazzi e di laboratori live dove la mia figura, più che nel maestro, si incarna nel ruolo di coordinatore artistico che mi è più congeniale. Ora, ad esempio, sto organizzando il cartellone musicale mensile per un locale della mia zona ma anche questo non è che sia tanto esterno al cerchio dell'Avventura CantAurorale, anche se periferico. Per il resto, che faccio? Quasi nient'altro, davvero quasi nient'altro. Dovrei uscire, fare un po' di sport e più public relations. Dovrei pagare un consulente che mi aiutasse a essere più performante nel corteggiamento. Una specie di Hitch, quello del film con Will Smith. Sono una frana e sto pericolosamente ingrassando. Sono sul viale del tramonto, cara Roxie, ahaha!

Quanto è difficile, oggi, lavorare nell’ambito della musica e cercare di ritagliarsi uno spazio a livello nazionale?

Per come la vedo io è davvero dura. Non tanto per le trite e ritrite ragioni discografiche ma sai perchè? Perché in moltissimi non hanno voglia di ascoltare. Dopo diventa difficile. Romanza non è Danza Kuduro (o come si scrive). Per molto tempo ho sofferto nel non vedere riconosciuta la bontà del mio lavoro su una scala un po' più vasta, al di là dei gusti. Ora sai che c'è di diverso? Che va benissimo così. Sono tornato alle mie origini. Quando lo facevo per me. Quando era tutto molto più duro e puro e ti dico... credo che questo sia il mio vero habitat.

Dal vivo ti accompagnano diverse formazioni musicali, vuoi spiegarci cosa significa collaborare con una band e quanto sia importante che l’affiatamento sia totale?

Dal vivo ho una band e un duo acustico. Negli ultimi tempi avendo accettato per tre anni consecutivi impegnativissime stagioni estive e altrettanto toste stagioni invernali (con la didattica), ho un po' trascurato queste formazioni. Non che non abbiamo più suonato ma siamo rimasti un po' fermi lì, a quanto era stato disposto nel periodo ruggente di “Pagine”. Ora gli astri si sono allineati ed è tornata una gran voglia di fare, sarà anche grazie al secondo album in produzione ma sarà anche che a volte le strade portano dove devono portare, mica sono sempre vicoli ciechi!! Per me la band è tutto e non vedo l'ora di rientrare nel vortice delle prove, siamo appena ripartiti. L'affiatamento è grande... sia col gruppo che col duo. Siamo anche amici e di questi tempi è davvero dura trovare persone serie, capaci e appassionate al progetto. A questi ragazzi devo tutto: K, Danilo, Cassa e Dorian. Più un nuovo amico che speriamo si affezioni alla family e che speriamo sia venuto per restare!

Quali sono gli artisti italiani ed internazionali che ritieni ti abbiano ispirato, durante la tua formazione musicale?

Lucio Battisti, Ivan Graziani e Alberto Fortis, soprattutto.

Infine, nuovi progetti di cui intendi metterci al corrente?

Stiamo registrando le chitarre del mio secondo album. Non vedo l'ora di pubblicarlo, di "buttar fuori" il materiale nuovo, di poterlo suonare, di vedere come reagirà la gente... insomma, di vivere una sorta di secondo capitolo. Sarà liberatorio e molto più divertente della prima volta. Me lo sento :)

Grazie di cuore per avermi regalato l’emozione di poterti intervistare sul mio Blog, Pierma!
Auguri di ottima vita, personale e professionale… e lunga vita alla musica, sempre!
Roxie


(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)


Video Ufficiali

martedì 18 settembre 2012

Intervista ad Anna Cibotti


Intervistiamo oggi, Anna Cibotti, autrice di quattro racconti e in procinto di pubblicare il romanzo breve "L'incrocio".
Anna Cibotti
Benvenuta sul mio blog, Anna! 
So che oltre alla scrittura, hai altre passioni nell’ambito dell’arte. Vuoi parlarcene?

Grazie a te per l'invito. Mi piace dipingere e molto. Prendo la tela, i colori acrilici ad acqua, (sono allergica a quelli ad olio), il pennello e via che vado! Non disegno mai prima, riesco a creare solo dipingendo. Qualche tratto lo faccio, sommario, solo per un po' di prospettiva. Quando comincio a dipingere il tempo non esiste, passano le ore senza accorgermene tanto ché, ho spesso il collo e la spalla doloranti e la mia cervicale ne soffre. Lo so, ma la passione è più forte.

Quando hai cominciato a dipingere e quando, invece, hai scelto di cimentarti anche nella scrittura?

Tardi. Sia per luna che per l'altra. Un bel giorno mi sono detta: voglio provare a mettere in pratica le cose che penso di saper fare ....ed eccomi qua. Prima la pittura, dopo un anno la scrittura.

Potrà sembrare sciocco ma se dovessi scegliere, quale arte sacrificheresti per l’altra?

Non potrei. L'una ispira l'altra e viceversa. Le amo tutte e due moltissimo.

Ci sono argomenti o situazioni che ti ispirano maggiormente?

No. Vado al momento. Faccio quello che mi passa per la testa. Sensazioni.

Considerando che ti piace molto anche leggere, posso chiederti quale genere prediligi?

Leggo tanto. Prediligo i libri in cui il mistero, unito ad una scrittura sintetica ed esaustiva, venga rappresentato in tutte le sue forme.  Basta che ci sia modo di riflettere... è il mio genere, quello che prediligo leggere e scrivere.

Ti va di parlarci anche di te, nel privato? Che cosa fai, quando non ti dedichi all’arte pittorica e letteraria?

Faccio lunghe passeggiate al mare e in pineta (tutti i giorni o quasi), seguo la casa e le noiose faccende domestiche. Però la casa mi piace in ordine e pulita e mi ci dedico, tutto sommato, volentieri. Mi piace l'enigmistica e la tv dove guardo sport, cinema e documentari scientifici. Sono in pensione, ho tutto il tempo che voglio e un marito paziente che mi asseconda e mi aiuta. Sono una persona serena: amo le cose semplici e vere e mi accontento. Non è mancanza di ambizione ma coscienza di godere di quello che ho.

Ti ringrazio per esserti sottoposta alle mie domande e auguro grande successo al tuo prossimo romanzo!
Roxie


(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)

lunedì 17 settembre 2012

Intervista a Sabrina Grementieri


Inauguro oggi la pagina dedicata alle interviste agli artisti che abbiano desiderio di promuoversi sul mio Blog, con la scrittrice esordiente Sabrina Grementieri. 


Benvenuta, Sabrina! 
Sabrina Grementieri
Come prima cosa, mi piacerebbe che mi parlassi della tua esperienza a Weimar, dove hai preparato la tua tesi in un campo di concentramento. Che cosa ha lasciato nel profondo di te?

E’ un ricordo molto forte, nonostante siano passati tanti anni. Weimar è una città splendida, e il contrasto con la brutalità del campo è molto intenso. Naturalmente ora il lager non appare così terribile, gli edifici rimasti ospitano centri di studio. Però quando oltrepassi i cancelli, senti sulla pelle tutto l’orrore. Io, almeno, l’ho vissuto così. 

E’ un’esperienza che consiglieresti di fare a chiunque e perché? 

Difficile a dirsi. Io ho studiato molti anni le vicende dei campi di concentramento e letto molte opere di reduci e quando li ho visitati è stata un’esperienza molto forte e reale. Penso che sia molto importante sapere e non dimenticare. Soprattutto perché, anche al giorno d’oggi, gli orrori si sprecano e ho la sensazione che siamo diventati tutti un po’ insensibili all’abisso di crudeltà che può raggiungere l’uomo. 

Sei madre di due bambini… come concili il notevole impegno richiesto dalla scrittura, con la cura che richiedono e quanto sei felice di riuscirci? 

A volte non concilio affatto! I bambini sono piccoli, e al momento faccio la mamma full time, quindi non ci sono attimi di respiro. Il mio primo romanzo pubblicato è stato scritto quando uno dei due piccoli era ancora nella pancia e avevo ancora un po’ di spazio. La verità è che al momento cerco di non disperare troppo per la mancanza di tempo e continuo a lavorare di fantasia! 

Vuoi raccontare ai miei lettori, come è nato il tuo romanzo d’esordio “Una seconda occasione”? Brevemente, di cosa racconta? 
Una seconda occasione

E’ un romanzo d’amore, che tratta in maniera leggera i rapporti tra genitori e figli, tra amici e tra un uomo e una donna con una grande differenza di età. Parla della tenacia e della forza di volontà di una donna ferita dalla vita che però vuole ancora sognare e di un uomo che dalla vita ha avuto tutto ma che si ritrova all’improvviso a mani vuote… e naturalmente, del potere di guarigione dell’amore vero. La storia è di pura invenzione ed è scaturita in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di vivere forti emozioni. La scrittura mi regala sempre fortissime emozioni… 

Quando e come hai deciso che avresti voluto pubblicarlo e non accontentarti, come fanno in molti, di tenerlo gelosamente custodito nel cassetto? 

Ho molti romanzi, tanti nemmeno conclusi, gelosamente custoditi nel cassetto! Ma per “Una Seconda Occasione” ho sognato fin da subito di riuscire a pubblicarlo. Non saprei spiegarti esattamente i motivi ma ero stanca di aver paura di non essere all’altezza. Volevo provarci anch’io e sono stata davvero fortunata, perché mi sono imbattuta in una casa editrice online (EdizioniEsordientiEbook) diretta da una donna molto in gamba che mi ha incoraggiata e spronata. 

A chi consiglieresti di leggerlo e perché? 

E’ una storia che parla di emozioni, sentimenti, sogni. Chi ha voglia di sognare con una lettura leggera non può non leggerlo! 

Prima di lasciarci, cosa ti va di raccontarci di te e del tuo mondo privato? 

Mi sento una persona fortunata, perché ho un marito e due bambini adorabili che mi sostengono in tutto ed è davvero importante per me. Sono di natura curiosa, impetuosa, inquieta, passionale e sono sempre alla ricerca di emozioni: lavoro, viaggi, scrittura, lettura… non riesco a stare ferma! A volte questo mi toglie la serenità, mi mette malinconia e divento insofferente. Ho il difetto/pregio di vivere ogni cosa molto intensamente, sia positiva che negativa ma ripeto, ho un porto sicuro al quale tornare ed è la mia forza più grande. 

Grazie infinite per aver inaugurato questo spazio nel mio Blog, ti auguro ottima fortuna e lunga vita nella scrittura! 
A presto, 
Roxie

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)