sabato 22 settembre 2012

Intervista ad Andrea Leonelli


Sono molto onorata di introdurvi l’amico scrittore Andrea Leonelli. Ci frequentiamo da tempo su Facebook e nutro profonda stima e simpatia per lui che oggi mi concede fiducia e si sottopone alle mie domande!

Andrea Leonelli
 Innanzi tutto, Andrea… scrittore o poeta, come ti definiresti?

Faccio un po’ fatica a darmi una definizione, non perché non la voglia, ma perché sinceramente non saprei, scrivo poesie (o presunte tali) e racconti, ma tutto breve. Probabilmente mi avvicino più al poeta che allo scrittore vero, ma mi piace anche scrivere altro all’occasione. Se però dovessi proprio scegliere tra le due quella che preferisco, sceglierei poeta, penso mi si adatti più dell’altra.

Svolgi la professione di infermiere professionale e so che lavori da tempo in un reparto che considero estremamente delicato, quello della Rianimazione. Quanto può incidere in quello che scrivi, stare quotidianamente a contatto con persone che soffrono?

Nei miei scritti di solito c’è molta, moltissima sofferenza, se leggi la “Selezione” di dolore ce ne trovi moltissimo, e lavorare a stretto contatto con chi soffre influenza parecchio sia il mio pensare che il mio scrivere. Spesso mi trovo a dover affrontare situazioni tali che metterle su carta in un modo o nell’altro alla fine mi risulta liberatorio. E’ a suo modo terapeutico, diventa una valvola di sfogo dove incanalare il dolore e un modo per trasferirlo da dentro ad altrove.

So che sei anche un grande appassionato di musica. Anche questo, ti condiziona oppure no nella scrittura?

Altra mia grossa fonte di ispirazione… Io adoro e prediligo la musica heavy metal e tutte le sue propaggini e contaminazioni, meglio se vanno “oltre”. Inteso se non si ferma ad essere solo bella musica dura, ma deve anche essere “trascinante”, o “frenante”, a seconda del mio stato d’animo del momento. Ci sono brani che ad ascoltarli mi sento proprio tirato, spinto o caricato, e di conseguenza scrivo, altri invece che mi fanno fermare in un punto preciso e mi costringono a girarci intorno fino allo sfinimento, fino a che non ho estratto l’essenza, riversandola poi su file, perché devo ammettere appartengo a quella categoria di scrittori che scrive quasi esclusivamente su supporto elettronico. Anche se comunque ho sempre dietro carta e penna, con l’avvento degli smartphone, di solito più che scrivere digito. Tornando alla musica, nonostante le mie preferenze “estremiste”, ascolto volentieri un po’ di tutto, hip hop, rap, elettronica, hardcore, disdegno un po’ la musica italiana, troppo melodica in genere anche se non tutta…

Ci sono riti o più semplicemente delle abitudini che metti in atto quando ti dedichi alla stesura delle tue opere letterarie?

Non ho riti particolari e non scrivo in momenti precisi, mi può capitare di scrivere in qualsiasi momento, dovunque e comunque, anche perché scrivo su “ispirazione”, Raramente pianifico a tavolino i momenti per scrivere, ma di solito metto su un po’ di musica e scrivo con quella, staccandomi da face e dagli altri “contatti”. Preferisco scrivere da solo, quello si…

Momenti in cui trai maggiore ispirazione? Fai parte anche tu della categoria degli scrittori notturni?

SISI, di notte è meglio, non so perché, forse perché il mondo è più silenzioso, la luce non renda la visione netta e inequivocabile, ma sfuma nella penombra, dove tutto, o quasi, diventa potenziale, dove la sensibilità è accresciuta, e dove si “sente” attorno con altri sensi che non sono i comuni. C’è un contatto più “interiore” con la realtà (o potenzialità) circostante.
Forse le cose migliori le ho tirate fuori da quello stato intermedio fra il dormiveglia e il sonno, in cui i pensieri fluiscono a ruota libera; la parte difficile è ricordarli e metterli su carta nell’attimo senza cadere addormentati… 
A scrivere in questa condizione c’ho passato notti insonni, appena arrivava il filo di parole “giusto” sveglia scrivi e ributtati giù, altro filo, risvegliati, riscrivi… 
Bellissime, o almeno fra quelle che io preferisco, ma scrivere poesie così può essere un esperienza massacrante…

La selezione colpevole
Ci vuoi parlare della raccolta “La selezione colpevole”, edita su Lulu.com e prossima ad una seconda edizione?

Veramente è già in seconda edizione con la EEE (Edizioni Esordienti Ebook). Le copie che avevo stampato con Lulu sono esaurite da tempo e non so se farò stampare in cartaceo il volume, ma ci sto pensando e valuterò…
Parlando del libro è la mia prima raccolta, sono pezzi scelti fra i miei primi scritti, come dicevo pocanzi è un insieme di sofferenza solitudine, cupezza, sogni, desideri disattesi, disillusione, tristezza dolore e disperazione. Depressione anche. Poi io ci ho messo dentro anche altre mie passioni tipo la fantascienza e la scienza, ma molte delle atmosfere tendono al gotico. Pensa che qualcuno dice che alcune cose somigliano agli scritti di Boudelaire, almeno come atmosfera, a parer mio mi fanno troppo onore, ma almeno mi “aiutano l’ego” a sopravvivere.

Hai ottenuto diversi riconoscimenti con le tue opere, ce n’è uno al quale sei particolarmente legato e se sì, ci spieghi per quale motivo?

Sono contento di ognuno dei riconoscimenti ricevuti, e soddisfatto di ognuna delle pubblicazioni in antologie, ma a essere sinceri, essere entrato nella “365 storie sulla fine del mondo” di Delos mi ha fatto particolarmente piacere per diversi motivi: primo è stata dura e impegnativa, ho mandato 6 racconti prima che mi prendessero e quasi non ci speravo più, secondo, è distribuita a livello nazionale, terzo e non ultimo sono insieme anche a “grandi firme” della fantascienza italiana e questo è stato un motivo d’orgoglio per me.

Cosa pensi della situazione attuale nel settore editoriale? Pensi che per uno scrittore emergente sia preferibile scegliere di auto pubblicarsi o piuttosto attendere il tempo necessario per trovare un editore che creda abbastanza nelle sue capacità da decidere di investire tempo e denaro su di lui?

Hai una domanda di riserva? A parte gli scherzi, la gente legge poco, compra quindi poco. Di conseguenza gli editori puntano sul sicuro, sulle vendite. E data la situazione attuale non è difficile dar loro proprio tutto il torto. Che sia per motivi di “notorietà acquisita” o per effettiva bravura un editore tenderà a puntare sul nome che garantisce maggiori introiti più che sul contenuto. Ovviamente non è giusto nemmeno generalizzare, ma non sono abbastanza ferrato per scendere nell’ambito dei singoli casi. Autopubblicarsi? Perché no? Io l’ho fatto, ma a patto di essere pronti a comprare le copie in proprio per poi rivenderle e distribuirle, pubblicizzarsi da soli, e insomma, fare tutto da soli… dall’impaginazione alla correzione delle bozze, la copertina, alla vendita…

Infine, c’è qualcosa che non ti ho chiesto e che ti va di raccontare ai miei lettori?

Avrei molto da raccontare ma a chi scrive dico di tenersi in costante esercizio e di leggere moltissimo. Di sperimentare cose nuove, nuovi stili, e nuovi argomenti, e di prendere il meglio da ogni esperienza, di mantenersi umili ma non sottomessi, di accettare serenamente i giudizi altrui quando motivati, di bere molta acqua e di lavarsi sempre bene le mani!

Grazie di cuore, Andrea e a presto, nel nostro magico mondo di Facebook!

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)

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