lunedì 29 aprile 2013

Dreaming Land: Intervista a Rossana Lozzio

In attesa della recensione di “ Una favola per Asia ” 
che a breve verrà pubblicata sul blog, 
abbiamo intervistato la sua autrice, Rossana...


domenica 28 aprile 2013

Festa di Compleanno di Edizioni Il Ciliegio!

E' uscita l'antologia per festeggiare i 10 anni di Edizioni Il Ciliegio
Sono presente con il mio racconto
"Favola al sapore di ciliegie"



giovedì 25 aprile 2013

Espressione Libri è online


E' uscito il n. 3 della rivista "Espressione Libri", con cui collaboro dalla sua nascita.
A pagina 38, la mia intervista all'amica cantante Selene Lungarella, che ringrazio per la gentilezza e la disponibilità, insieme al suo manager, Riccardo Benini.
Buona lettura!




martedì 23 aprile 2013

Giornata Mondiale del Libro - Festa di Sant Jordi



Rose, libri e innamorati: non mancano mai a Barcellona il 23 aprile. La Giornata Internazionale del Libro in Catalogna è un’occasione di festa specialmente romantica. 
I catalani celebrano la ricorrenza del loro patrono, Sant Jordi, uscendo per le strade a rivivere una curiosa tradizione popolare. Si tratta di una ricorrenza a carattere marcatamente popolare, che unisce cultura e romanticismo. Nella giornata del 23 aprile la tradizione vuole che le coppie si scambino regali: gli uomini ricevono un libro e le donne una rosa. Così Barcellona si trasforma per tutta la giornata in un’enorme libreria-negozio di fiori all’aperto. Le strade si riempiono di gente che passeggia tra bancarelle di libri e rose, cercando un regalo non solo per la persona amata, ma anche per amici e parenti. In tutta la città potrete trovare bancarelle con le ultime novità editoriali, vedere autori rinomati che firmano esemplari delle loro opere e, naturalmente, sentire il profumo delle rose.
Questa curiosa festa nasce da un insieme di tradizioni di epoche diverse: la festa di Sant Jordi patrono della Catalogna dal XV secolo, la famosa leggenda di San Giorgio e il drago, e l’antica abitudine medievale di visitare la cappella di Sant Jordi del Palazzo della Generalitat, dove si soleva organizzare una fiera delle rose o “degli innamorati”. Per questo motivo Sant Jordi è conosciuto anche come il patrono degli innamorati in Catalogna.

Una festa così andrebbe "copiata ed incollata"... in tutti i Paesi del mondo!

lunedì 8 aprile 2013

Intervista a Martina Fragale


Abbiamo oggi con noi la scrittrice Martina Fragale.
Benvenuta, Martina!

Martina Fragale
Il tuo percorso di studi è stato piuttosto impegnativo… ti sei laureata in Storia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, con 110 e lode. Oltre a farti i miei personalissimi complimenti, ti chiedo… eri già orientata alla scrittura oppure non ci pensavi?

Ciao Rossana, innanzitutto grazie per questo spazio: è per me un vero piacere essere qui. Per rispondere alla tua domanda… sì, ho iniziato a scrivere abbastanza presto ma, ovviamente, almeno fino ai vent’anni il mio approccio alla scrittura è stato sporadico e, soprattutto, ludico: da piccola scrivevo poesie e lunghe commedie che mettevo in scena a scuola, con la complicità dei miei compagni di classe. L’approccio “professionale” alla scrittura è invece iniziato molto più tardi, durante i miei studi universitari, quando ho cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche per le quali mi occupavo – e mi occupo tutt’ora – di arte, cultura e viaggi.

Hai viaggiato moltissimo, visitando quasi tutta l’Europa. Cosa ti hanno lasciato, queste esperienze? Quanto attingi da questi paesi, per creare le tue storie?

Dunque, premetto subito che rientro in toto nel profilo psicologico dell’ “autore tipo” perché sono un’osservatrice incallita e un’inguaribile curiosa. L’esperienza del viaggio, per me, risponde essenzialmente a queste due caratteristiche. Quando si vive sempre all’interno dello stesso orizzonte, è inevitabile che l’approccio quotidiano agli stessi luoghi e alle stesse persone affievolisca la nostra capacità di entrare realmente in contatto con ciò che ci circonda: si guarda, ma non si “vede”. Basta osservare le persone che camminano per strada per rendersene conto: è come se ognuno fosse in trans, assorto nel proprio autistico paesaggio interiore. L’abitudine è forse la più potente e letale forma di assuefazione. Viaggiare per me ha sempre significato questo: resettare il mondo sommerso delle sensazioni, spezzare l’anestesia dell’abitudine e riaccendere la vista (quella vera). Nel corso delle mie scorribande, europee e non, ho avuto la fortuna di entrare in contatto con luoghi e personaggi insoliti, totalmente al di fuori dei consueti, triti e ritriti circuiti turistici: ho conosciuto vagabondi, artisti di strada, persone con inestimabili e variegati bagagli di esperienza sulle spalle. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa che si è trasformato in qualche modo in materia letteraria. D’altra parte è così che nascono i personaggi di un libro: un tic nervoso, una battuta, un profilo bizzarro si staccano dal referente reale e poco a poco si trasformano in un’entità autonoma e completamente indipendente… quasi pirandelliana.

Quando hai capito che volevi fortemente scrivere?

Quando ho cominciato a viaggiare, direi. Da una parte – durante le mie scorribande, su e giù per l’Europa – scrivevo articoli sui luoghi che visitavo e sulla gastronomia locale, dall’altra tenevo dei taccuini di viaggio del tutto personali in cui riportavo, assolutamente alla rinfusa, spezzoni di frasi sentite in giro, impressioni personali, descrizioni di luoghi e persone. In parole povere: scrivo articoli da più di dieci anni, sono autrice da poco… e grafomane da sempre. Come mi capita spesso (sono bravissima a compilare accuratamente la lista della spesa e a perderla cinque minuti dopo!), ho smarrito quasi tutti i miei appunti di viaggio, ma i contenuti, fortunatamente, mi sono rimasti impressi. L’idea di rielaborarne una parte in un libro è nata anni dopo, in realtà, ed è stata più una casualità e una sfida che una decisione ponderata.

Mi pare di aver inteso, leggendo la tua biografia, che anche la musica occupa un posto decisamente importante nella tua vita. Ce ne parli?

Ho studiato pianoforte e con una mezzosoprano ho fondato Les Bichmouch, un ensemble che tenta di riproporre il repertorio dei café concert del primo Novecento (Kurt Weill, Mischa Spolianski, chansonniers francesi e old jazz) nel refrattario mondo musicale italiano. Aggiungo inoltre che ho sposato un musicista cileno e che in casa nostra la musica si respira praticamente ogni giorno. La vita non va per compartimenti stagni, quindi come potrai immaginare, fra musica e scrittura si è stabilito in modo del tutto naturale un rapporto a filo doppio: i primi articoli che ho pubblicato in ambito giornalistico, quando avevo poco più di vent’anni, erano appunto articoli di critica musicale e anche per quanto riguarda la narrativa, il discorso non è stato diverso. Quando scrivo, infatti, per me è fondamentale la musicalità del periodare, la ricerca del giusto ritmo: la differenza fra uno spartito e un libro (un buon libro) è in realtà più sottile di quanto si immagini di primo acchito… o almeno, dovrebbe esserlo.

Chez Alì
“Chez Alì”, il tuo primo romanzo, nasce dalla sintesi delle tue esperienze passate… ce ne parli?

Dunque, partiamo dal titolo: Chez Alì è un anonimo baretto milanese che di notte si trasforma in cabaret clandestino. Fra le sue mura si muovono personaggi diversi: un anziano partigiano che parla solo dialetto meneghino, l’egiziano Alì – ex attore del Cairo e gestore del bar – un giovane gay animato da un brioso “temperamento artistico” e Magda, la protagonista del romanzo, trentenne allo sbaraglio alle prese con il caotico mondo del precariato lavorativo e con un fidanzato carrierista e assente. Tutto funziona più o meno normalmente, fino al giorno in cui nella vita di Magda e dei suoi amici irrompe un giovane sans papiers cileno di nome Manuel, rimasto casualmente implicato in un oscuro traffico di cocaina. E qui cominciano i guai… Bene, con la trama mi fermo qui. Come si può facilmente desumere, quello che descrivo è un caotico universo umano, personaggi caratterizzati da diverse esperienze di vita e da marcate differenze linguistiche, che risultano in fin dei conti accomunati da due elementi: la voglia di comunicare, in barba alla barriera dello spartiacque linguistico, e un identico senso di spaesamento nei confronti della realtà attuale. In tutto questo, di echi delle mie esperienze passate se ne trovano a iosa: risalgono al mio periodo parigino, o meglio, al meraviglioso tuffo che mi sono concessa dieci anni fa nel cuore pulsante della Parigi maghrebina. Ai tempi frequentavo assiduamente il caffè egiziano di rue de l’Arbalète: passavo lunghi pomeriggi a bere tè alla menta e a fumare narghilè mentre chiacchieravo con i proprietari, due ex attori del Cairo. Il caffè di rue de l’Arbalète era stato uno di primi caffè egiziani di Parigi e aveva aperto i battenti come caffè- teatro parecchi anni prima. C’è anche un altro scorcio parigino di cui si può scorgere qualche eco nelle pagine del romanzo: si tratta della Goutte d’Or, il quartiere algerino ai piedi di Montmartre. All’epoca, bazzicavo soprattutto un locale della zona di Chateau Rouge, dove il venerdì sera si riversava la folla multicolore degli artisti di strada e venivano servite gratis paiolate fumanti di cous cous e carne di montone. Ricordo lunghe serate passate in compagnia di un attore greco, un violinista polacco, un attore ungherese… e una fiumana di franco algerini, parigini fino al midollo ma convintissimi di essere più africani che francesi. Era un ambiente vivacissimo, genuinamente internazionale, in cui ho vissuto sulla mia pelle la bellezza dell’incontro con il diverso e ho imparato che la babele linguistica non è nulla davanti alla voglia di comunicare. Tutto questo, nelle pagine del libro, si trova  a piene mani. Altre esperienze che hanno dato forma al mio romanzo? Bé, l’impatto con il mondo del precariato, il difficile tentativo di stare materialmente a galla in questi tempi bui… l’incontro con la Milano latinoamericana e con le problematiche legate al mondo dell’immigrazione.

A chi consiglieresti di leggerlo e perché?

Credo e spero che il pregio di “Chez Alì” consista soprattutto nella sua disarmante attualità. Consiglio il libro a chi annaspa giorno dopo giorno alle prese con un lavoro precario e con la necessità di portare a casa la michetta, a chiunque si senta spiazzato e fuori luogo in una società sempre più prona alla legge della giungla e sempre meno a misura d’uomo. E a tutti quelli che, nonostante i salti mortali e le bastonate, continuano come me a sentirsi assurdamente e stupidamente felici di remare controcorrente.

Programmi futuri?

Al momento sono alle prese con una difficile ma affascinante incursione nel mondo del teatro lirico: se tutto andrà bene, lavorerò gomito a gomito con un musicista di straordinario talento. Sto anche iniziando a  raccogliere idee e appunti (che certamente perderò!) per un nuovo romanzo.

Grazie per essere stata con noi e a presto!
Roxie 

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)

mercoledì 20 marzo 2013

Abito dentro te

Con molto piacere, vi invito a leggere la recensione appena ricevuta dal Blog "Passione Lettura" per una mia poesia che partecipa anche al loro Concorso e se vi va, di commentarla.





venerdì 15 marzo 2013

Festeggiamo insieme!

Carissimi amici, ho raggiunto i 500 MI PIACE sulla mia pagina Facebook ed ho organizzato un evento, con diversi regali, per festeggiare... siete tutti invitati!



giovedì 14 marzo 2013

Premio Liebster


PREMIO LIEBSTER AWARD







E' con orgoglio che pubblico questo post nel mio blog, per ringraziare le blogger Laura Bellini (Il volo della fantasia) e Linda Bertasi (Linda Bertasi Blog) per aver premiato il mio spazio dedicato agli esordienti e al piacere della lettura.
In cosa consiste il premio? 'Liebster award' è stato ideato in Germania per sostenere i blog meritevoli con meno di 200 followers. 
Di seguito riporterò le 11 domande poste da Laura e da Linda, le mie risposte, 11 curiosità su di me, i blog che considero 'meritevoli di ricevere il PREMIO' e le 11 domande a cui dovranno rispondere a loro volta questi blog.
E' semplicissimo, facile e divertente! INIZIAMO! 


11 DOMANDE DEL BLOG "Il volo della fantasia" di Laura Bellini:

1) Domanda classica: quale libro porti nel cuore?
Risposta altrettanto classica... "Piccole donne"!

2) Se potessi incontrare un autore, vivo o morto, chi sarebbe e cosa vorresti dirgli?
Sicuramente, Giorgio Faletti, per conversare di scrittura, di stile, di arte... per sorridere con lui e ringraziarlo di avere creato "Io uccido".

3) La frase più bella di un romanzo che hai letto?
Purtroppo per me, non ho memoria, quindi tendo a dimenticare tutto quanto leggo... molto in fretta. :-(

4) Uno scrittore di cui non comprendi il successo?
Non è elegante fare dei nomi ma ne ho in mente uno ed è italiano...

5) Quali sono le sensazioni che ti regala un buon romanzo?
Mi cattura, mi emoziona e mi aiuta ad evadere per un pò dalle brutture quotidiane della vita.

6) Quali gli ingredienti di un libro perfetto?
Per me, un libro perfetto deve essere scorrevole, intrigante e appassionante.

7) Leggi esordienti?
Leggo tutto ciò che mi attrae, indipendentemente da chi lo ha scritto.

8) I libri che porteresti su un isola deserta? (non più di dieci)
Non per ripetermi ma "Io uccido", "Piccole donne" la biografia di Teo Teocoli, "Io ballo da solo" e probabilmente, "Dietro la cortina di seta".

9) Come vedi il rapporto libri/cinema?
Difficile... nel senso che se ho letto un libro e mi è piaciuto, sarò molto critica nei confronti del film che ne sarà tratto. In caso contrario, non so se leggerei il libro.

10) Lieto fine, finale struggente o fine aperta?
Dipende dalla storia e dal genere.

11) Qual è la cosa che ti fa decidere sull'acquisto di un libro?
Il riassunto della "trama" e la copertina, che deve essere piuttosto intrigante.



11 DOMANDE DEL BLOG "Linda Bertasi Blog" di Linda Bertasi:


1.   Qual è il libro le cui parole riecheggiano ancora dentro di te?
"Dietro la cortina di seta" di James Brady

2.   Quale personaggio è entrato nei tuoi sogni la notte?
Nessuno... o meglio, non dei personaggi non creati da me

3.   Qual è l'ambientazione che più ti ha rapito?
Mi lascio rapire molto più facilmente da un personaggio che da un'ambientazione... ahimè, sarà uno dei miei limiti?!

4.   Il libro che ti ha scioccato?
"Niente di vero tranne gli occhi" di Giorgio Faletti, per una come me che non guarda e non aveva mai letto - prima di "Io uccido" - di thriller... è stato molto difficile!

5.   Il miglior incipit?
"Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austin

6.   Il miglior finale?
Quello del prossimo libro che leggerò? Non saprei, davvero... quello che mi convince ma mi permette ancora di sognare.

7.   Il primo libro che hai letto?
Non ricordo, presumo fosse un libro di avventure, ne andavo matta da bambina!

8.   Devi salvare uno solo dei romanzi della tua libreria, quale scegli?
Nooooooooooooooooooooooo... non risponderò nemmeno sotto tortura!

9.   L'autore di cui non puoi proprio fare a meno?
Ho già scritto più volte che leggo tutto ciò che mi attrae, non sono legata ad un autore piuttosto che a un altro, farei torto a troppi scrittori!

10. Il libro più breve in assoluto che hai letto?
Credo "Manuale del guerriero della luce" di Paulo Coelho

11. Il libro che ti ha cambiato la vita?
Purtroppo o per fortuna, non esiste


11 CURIOSITA' SU DI ME:

1.   Sono un'ottima cuoca
2.   Detesto i numeri e tutto ciò che ha a che fare con i conti
3.   Sono irrimediabilmente innamorata del mio cane
4.   Non ho mai avuto buona memoria
5.   Amo vivere l'atmosfera di un concerto dal vivo
6.   Sono Bilancia ascendente Bilancia
7.   Sono identica a mio padre, fisicamente ed interiormente
8.   Ho un'amica del cuore da 36 anni
9.   Ho tre nipoti nell'anima
10. Adoro la pioggia
11. Considero l'autunno la stagione perfetta

11 BLOG PREMIATI:

1.   Il Giornale di Roberto B.
2.   Il salotto di Simo
3.   Il Blog di Elisabetta Bagli
4.   Espressione Libri
5.   Il mondo dello scrittore
6.   Lettrice compulsiva - La rubrica di Antonietta
7.   Non riesco a saziarmi di libri
8.   Le finestre dei pensieri
9.   Nadia Boccacci
10. Opinions on Books di Andrea Leonelli
11. Sussurri di parole

Ecco cosa dovranno fare i blog sopra elencati:
- Ringraziare i blog che ti hanno assegnato il premio citandoli nel post
- Rispondere alle undici domande poste dal blog stesso
- Scrivere undici cose su di te
- Premiare, a tua volta, undici blog con meno di 200 followers
- Formulare altre undici domande a cui gli altri blogger dovranno rispondere
- Informare i blogger del premio assegnato.

LE MIE 11 DOMANDE:

1.   Scrivi di un genere soltanto o ti cimenti in più generi?
2.   Se hai scelto di scrivere di un solo genere, ci spieghi perché?
3.   Se avessi potuto scrivere un libro di successo, quale sarebbe?
4.   Quali caratteristiche bisognerebbe avere, secondo te, per potersi definire "scrittore"?
5.   Giornalista o scrittore... meglio la prima o la seconda professione?
6.   Se potessi riportare in vita uno scrittore del passato, chi sceglieresti?
7.   Esiste uno dei personaggi creati da te di cui potresti innamorarti?
8.   Se sì, ci racconti perché?
9.   Chi ringrazieresti se vincessi un riconoscimento famoso e chi no?
10. Pensi mai di smettere di scrivere?
11. C'è uno scrittore esordiente/emergente che ammiri in modo particolare?


BUON DIVERTIMENTO e grazie ancora a chi mi ha regalato un voto!
Roxie

lunedì 11 marzo 2013

Piccola recensione (la mia prima volta!)

Ho appena terminato di leggere "Baci di dama", di Michela Piazza, uno dei racconti selezionati e quindi pubblicati nell'antologia "Impronte d'amore, in cui mi pregio di essere presente con il mio "Non so dirti di no".
Sono stata piacevolmente colpita dall'argomento trattato, l'amore in un'età adulta o meglio, le emozioni solitamente vissute in altri periodi della vita, quelle che siamo abituati ad associare ai giovani, agli adolescenti e che, invece (sono d'accordo con l'autrice), possono veramente pioverti addosso quando meno te lo aspetti... in qualsiasi momento del percorso terreno tu stia attraversando!
Brava, Michela... hai partorito un'idea originale (che non svelo per non togliervi il piacere di acquistare l'antologia e di leggerla, scoprendolo da soli...) e l'hai sviluppata con delicatezza, rivelando a chi non lo sapesse o non volesse ammetterlo, che l'amore esiste per tutti e che in qualsiasi momento ci si voglia aprire ad esso, può sconvolgerci l'esistenza e ci hai dato modo di pensare positivo. Ne abbiamo un immenso bisogno!

lunedì 4 marzo 2013

Intervista a Gastone Cappelloni



Oggi è con noi lo scrittore Gastone Cappelloni.
Benvenuto, Gastone!
Raccontaci chi sei e come è nata, in te, la voglia di scrivere.

Gastone Cappelloni
Cinquantacinque anni, sono nato e vivo a Sant’Angelo in Vado, in provincia di Pesaro e Urbino, paese di quattromila anime, ai piedi dell’Appennino Marchigiano, quinto di sei figli. Ho Iniziato a lavorare all’età di quattordici anni, in fabbrica, tipografia e proseguendo in un magazzino tessile fino al conseguimento della pensione, anche se raggiunta in, diciamo, giovane età, per motivi di salute. Voglia di Poesia, parola affascinante, nel cammino che intraprendiamo, nell’età primordiale. Tutti si nasce artisti; con la penna delle emozioni, nel taschino del cuore, chi non ha mai scritto, o interpretato il dolce racconto della propria vita? In noi il viaggio perpetuo di dolce, turbamento, ecco, noi saremo il tramite delle emozioni che amiamo, che ci invitano a farle rivivere. La voglia di scrivere, il pane della mia stessa esistenza, senza scrivere, e senza emozionarmi è vita a rendere, confinato nei tramonti che non mi apparterrebbero. La scrittura è il mondo che mi permette di respirarmi, senza domandarmi chi sarei. Amo scrivere, e confrontarmi con me stesso, ecco perché la scrittura per me è importante. E’ il non ripetere certi banali errori, confrontarsi chi sono, e perché lo sarei!

Petali di clessidra
La tua più recente pubblicazione è “Petali di clessidra”. Ce ne parli?

Il mio ultimo lavoro, “Petali di Clessidra” è il proseguimento di un viaggio introspettivo, iniziato con i precedenti volumi, un nuovo frammento di storie vissute all’ombra della vita stessa, analizzandomi e mettendomi in gioco, con le verità che appartengono all’intensità delle passioni, le mie. Ironico, indisponente, dissacratore, in me un concentrato forse, di cattiveria, ovviamente benevola, dove i valori sono la panacea predominante dello stesso lavoro. Indago, accuso, irrido, sempre nel rispetto di chi, come me, non ama dare consigli o accusare, ma non vuol dimenticarsi di essere vita, vivendo con accanto nell’imprescindibilità degli stessi valori. Poi, il titolo, è un inno a farci comprendere la bellezza della nostra esistenza. Poi, il titolo, sta in leggerezza di vita, goduta nel pieno dello stesso rispetto, che è la clessidra del tempo e ci ricorda di questa vita appena percettibile, forse lunga, ma subito alla fine.

Cosa suggeriresti ad un giovane che si accingesse a tentare la strada della scrittura?

Quale consiglio? Nessuno, solo di essere se stesso, non inseguire facili successi, o stravolgimenti caratteriali, solo per essere un numero senza valore l’arte della scrittura è in ognuno, sarà sufficiente amarla, dividerci gli umori, gli spazi, e soprattutto raccontarsi, in modo esaustivo, e sapete perché? Quando scriviamo, apparteniamo, di riflesso, agli altri. Gli altri sono noi stessi. Il fascino dello scrivere è il compimento del percorso che abbiamo alle spalle, anche se presente. Dico ai giovani, amate il bello della vita, cingetevi le emozioni di piacevoli avventure, i sogni vi appartengono, fate in modo che si realizzino con la realtà giornaliera. Siate qualità, non quantità. I giovani sono il futuro, in loro l’essenza di positivo proseguimento.

Progetti per il futuro?

Vivo la quotidianità ripensando a chi sono, in quale porto della vita, mi sono consacrato con la ricerca di essere l’Io. Di esistere in punta di fioretto. Non apparendo in modo appariscente, mi sono sempre soffermato a spiegarmi per quale motivo inseguire il “domani della stessa vita?” Dei giorni, se gli stessi non mi apparterranno. Sono fortunato, e realizzato per essere ancora in vita, grazie a quei valori che mi permetteranno di oltrepassare il muro del futuro stesso. A volte ci dimentichiamo di stare seduti al tavolo della vita, senza le dovute riflessioni, noi puntini senza futuro, nell’universo del mondo che dovremo vivere appieno. Nel prossimo futuro, spero di poter emozionare ancora i miei lettori, e quanti mi vorranno leggere, con l’ambizione nel voler trasmettere spaccati di vita vissuta, e da vivere, nel rispetto di chi ha perso il piacere di gridare a se stesso con orgoglio e dignità, che esiste!

Grazie per essere stato mio ospite, in bocca al lupo per tutto!
Roxie

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)


domenica 3 marzo 2013

Il debutto di "Una favola per Asia"


Ieri sera, in quel della mia amata Milano, città che sfortunatamente non mi ha dato i natali ma dove, da sempre, mi sento esattamente a casa... si è svolta la prima presentazione del mio ultimo romanzo "Una favola per Asia".
Voglio ringraziare lo squisito padrone di casa, Elvio Ravasio della Legatoria Borghi, che mi ha anche fatto da relatore e tutti gli amici che hanno arricchito la serata con la loro affettuosa presenza, così come le altre persone presenti.
E' stato emozionante raccontare qualcosa di me ma soprattutto di questa "creatura", che ha visto la luce da poco ma che è nata, nella mia testa e nel cuore, una ventina di anni fa... quando ancora non sapevo cosa significasse avere dei nipoti ma, profeticamente, raccontavo di un bellissimo rapporto fra una zia ed una nipotina veramente speciali!
Ringrazio ancora la piccola Camilla, splendida modella sulla copertina del romanzo, i suoi genitori che hanno acconsentito affinché posasse per crearla e colui che ha saputo coglierne l'incanto della posa che è stato successivamente trasformato nella copertina stessa, il fotografo Maurizio Parietti.
Un grazie di cuore a chi mi ama ed anche a chi non mi ama, perché con la sua negatività mi è stato di esempio per comprendere come non vorrei mai essere e mi ha dato maggiore forza per continuare su questo cammino editoriale. Un percorso difficile, seminato di ostacoli più o meno alti da superare ma anche di centinaia di piccole, meravigliose, enormi soddisfazioni!

Lost in a real good Book di Charlotte Dickens: Rossana Lozzio - Un pubblico di stelle... sorride

Una nuova recensione per "Un pubblico di stelle... sorride"



sabato 23 febbraio 2013

E' uscito il secondo numero di "Espressione Libri"!

La mia avventura nella redazione di questa bellissima rivista continua... in questo numero, che vi consiglio di leggere con l'attenzione che merita, a pagina 38 intervisto Ivan Cattaneo... che ringrazio ancora per la grande professionalità e la disponibilità dimostratemi da subito. Buona lettura!




mercoledì 20 febbraio 2013

Intervista a Micaela Guerrini


Abbiamo oggi con noi, la scrittrice Micaela Guerrini, mamma di un bimbo Etiope che attende di diventare nuovamente madre!

Benvenuta, Micaela!
Innanzitutto, ti chiedo di raccontarci di questa esperienza come madre adottiva, che immagino possa celare un universo di emozioni e di difficoltà, se ti va di condividerla con me e con i miei lettori…

Micaela Guerrini
L’esperienza della maternità è per me un dono in qualunque forma sia. Ogni bimbo che scende sulla terra ha bisogno di aiuto e sostegno per crescere e sviluppare, da adulto, tutti i suoi talenti e potenziali. Aiutare mio figlio a esprimere se stesso pienamente, a essere in contatto e rispettare la sua interiorità è per me un compito magnifico e difficile. Penso che ognuno arriva nel mondo per un motivo preciso, con uno scopo personale ed è mio dovere e onore accompagnare e sostenere mio figlio in questo viaggio. Scrivere favole, ora che sono madre, è un aiuto alla sua educazione.

La copertina del tuo libro e diversi disegni all’interno dello stesso, sono stati creati dal tuo bambino. E’ stata una tua idea?

Sì, è una mia idea accolta con entusiasmo da lui. Era ed è, importante per me costruire qualcosa di significativo insieme. Qualcosa che ci unisse e ci facesse incontrare sempre di più. Ogni sera, d’altronde, gli leggo favole e fiabe per nutrirlo di immagini interiori e ridestare forze nascoste nella sua anima. Mi piace come usa i colori e li accosta, le sue tinte sono vive e calde. E’ stato bello creare insieme e osservare quali immagini nascevano in lui ascoltando le mie favole.

Lavori in un asilo nido, come coordinatrice e sei naturopata e floriterapeuta, inoltre ti appassiona la Danzaterapia e pratichi Yoga. Come riesci a farti bastare le 12 ore diurne della giornata?!

Aggiungi anche che ho bisogno di parecchio tempo per me stessa. Per ascoltarmi, nutrirmi, caricarmi di buona energia e ripartire rigenerata. Cerco di farcela, come facciamo noi tutti presi dai mille impegni quotidiani. D’altronde ognuna di queste attività esprime una forza potente dentro me che vuole vivere e concretizzarsi.  Sono energie che lasciate  lì, assopite, potrebbero creare disagi e frustrazioni perché inascoltate. Tento di vivere un giorno per volta, cercando di integrare tutto ciò che sono in tutto ciò che faccio. E così, per esempio, porto le mie favole ai bimbi de “Il nido di Dodo” dove lavoro. Oppure le uso con le persone che chiedono il mio sostegno come naturopata.

C’è ancora qualcosa di cui ti occupi, quando non scrivi? (Chissà perché ho sentore che la risposta sarà affermativa…). 

Mi occupo della mia evoluzione e di quella di chi mi sta accanto. Mi occupo di ciò che può portare calore e  nutrimento, dal lavoro a maglia (decisamente non perfetto) alle coccole al mio gattino. E poi c’è la casa, mio figlio, mio marito che sono i saldi sostegni che mi accompagnano e riempiono la mia vita.

Ora, ci vuoi parlare del tuo libro “Salta fuori favolina”? E’ rivolto al solo mondo dell’infanzia o credi che potrebbe essere utile anche a noi cosiddetti adulti?

Salta fuori favolina
Scrivo favole da quando ero piccola. Ogni tanto qualcuna salta fuori dalla mia fantasia e mi mette fretta affinché la scriva sulla carta. Una notte ad esempio, un grillo cantava fuori dalla finestra e dentro di me ha iniziato ad affacciarsi prepotentemente una storia con tutti i particolari…e niente da fare, per poter dormire e godere il mio sonno ho dovuto prima alzarmi e scriverla. Così è nato il racconto “La direttrice d’orchestra” presente nel libro. 
Alcune favole invece le invento insieme a mio figlio (questo sarà il tema della  mia prossima raccolta).
“Salta fuori favolina” è frutto di racconti nati in tempi diversi. Ma quasi tutti nascono dal mio percorso di formazione in  Psicosintesi, che insegna a dar voce ai nostri personaggi interiori ricchi di magia e storie feconde. In questo senso possono essere indicate anche per i grandi. Quando siamo spossati e a volte svuotati dagli impegni quotidiani ascoltare o leggere favole ci rinfresca e rinfranca. Ci ravviva animicamente e la fantasia inizia a bussare dentro noi. Emergono involontariamente intime immagini che si uniscono, parlano fra loro e ci portano in uno stato di sogno da svegli, in uno stato di coscienza “altro”.
I miei racconti sono semplici, ambientati nella natura, come la Gaia Rosina che sulle sue ali ha tutti i colori del mondo, o Sbriciolo, un coniglio molto strano, che ama starsene appollaiato sui rami degli alberi, o ancora, come gli animali notturni del bosco che animano la notte con il loro concerto sonoro. Ai bimbi e ai grandi che le hanno ascoltate sono piaciute molto,e questo mi rende felice.
Piccola pubblicità.
Sono presente su Facebook con il mio nome o con Il Nido di Dodo. Il libro si può anche trovare su: www.amazon.it, www.ibs.it, www.Bol.it, www.libreriauniversitaria.it.   

Progetti per il futuro… immagino moltissimi, vero?

Ci sono, ma chiusi ancora nel cassetto. Sicuramente un mio prossimo libro. Sapere che i personaggi delle mie favoline vanno in giro per il mondo mi rende piena di gioia. Loro hanno voglia di raccontare e sanno che ci sono tanti bambini felici di ascoltarli. Sì, è una gioia profonda.

Grazie infinite per essere stata con noi ed averci svelato tutto il tuo magico mondo interiore. Alla prossima occasione!
Roxie

Grazie a te Rossana, ciao a tutti!

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)

lunedì 18 febbraio 2013

Progetto "Non riesco a saziarmi di libri" di Francesca Giuliani



Amici e lettori, oggi sono lieta di proporvi un’intervista un po’ diversa dal solito, per promuovere l’ambizioso progetto di una giovane amica scrittrice, Francesca Giuliani.
Benvenuta, Francesca!



Siamo qui per annunciare ai colleghi, a chi ama leggere, scrivere, agli appassionati del mondo dell’editoria, insomma, il tuo progetto denominato “Non riesco a saziarmi di libri”. Ma prima di tutto, racconterei qualcosa di te, cosa ne pensi?

Va benissimo!

Chi è, Francesca Giuliani?

Sono una ragazza di 21 anni e amo tutto ciò che riguarda il mondo dei libri. Meglio di così non credo di potermi descrivere. La mia vita ruota da sempre intorno a quei fantastici tomi che giorno dopo giorno riescono a donarmi tante emozioni e a farmi crescere. Tutti i miei studi e i miei sforzi si sono sempre incanalati su questa grande passione.

Le tue esperienze giornalistiche variano dalla collaborazione con la tv online “UniromaTv”, alla cura di articoli relativi al mondo della letteratura sul Blog “Il post online”, fino al Blog “Passione Lettura” per il quale hai redatto articoli quotidiani legati alla letteratura italiana, europea e americana. Raccontaci che tipo di esperienze sono state…

Sono state tutte esperienze molto diverse fra di loro. Per UniromaTv ho iniziato a lavorare come stagista circa un anno e mezzo fa, quando cercavo un lavoro che potesse esprimermi al meglio. Un tempo ero molto timida, ma riuscire a parlare davanti a un microfono e una telecamera mi ha sbloccata e mi ha resa più sicura di me. Contemporaneamente mi è stato proposta una collaborazione a “Il post online”, in cui mi dovevo occupare solo di qualche articolo qui e là. La vera svolta è arrivata con "Passione Lettura". Scrivere queste parole, e chi mi conosce lo sa, non è facile. Il progetto è nato da una mia idea ed è stato realizzato da un altro ragazzo, che tuttora gestisce il sito insieme ad altri blog. Ho lavorato a Passione Lettura occupandomi di tutto quello che c’era da fare: gestivo le interviste, le recensioni, organizzavo il personale, editavo i manoscritti, facevo da relatrice alle presentazioni e organizzavo eventi. Riuscivo a scrivere anche 4 articoli al giorno, sabato e domenica inclusi, senza contare il tempo passato a leggere gli scritti degli autori. Ma verso ottobre qualcosa si è incrinato e non riuscivo più a gestire la situazione, che stava diventando sempre più pesante. Con un grande peso sullo stomaco mi sono trascinata fino a novembre, quando ho capito che dovevo andarmene, che non mi sentivo felice così. Ho pianto per giorni e non ti nascondo che qualche lacrima sta scendendo anche ora. Ma la scrittura è un po’ arte e un po’ spettacolo, e come dicono gli americani “the show must go on”. Così ho cercato di tirare avanti facendo quello che sapevo fare. Strano a dirsi, nel momento esatto in cui mi sono licenziata ho sentito il peso sullo stomaco svanire e moltissime persone mi sono state vicine nei momenti meno facili da superare. E non parlo solo dei miei amici di vecchia data: mi riferisco anche ai miei colleghi che hanno deciso di licenziarsi una volta che io me ne ero andata, agli scrittori, agli editori, ai correttori di bozze e ai giornalisti. Ognuno di loro mi ha dato una mano ad andare avanti. Le prime due settimane sono state… tristi. Sì, non c’è altra parola per descrivere quello stato. Ma non ero triste per me: lo ero per le persone che mi chiedevano “e ora io a chi mi posso rivolgere se non a te?”. E fidatevi se vi dico che in molti me l’hanno detto. Scossa dal torpore mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a progettare un qualcosa che fosse tutto mio, con i miei tempi, le mie decisioni, le mie idee. Ho creato una pagina su Facebook "Non riesco a saziarmi di libri" con l’idea di farla diventare la base d’appoggio per il mio futuro sito.

Dall’ottobre del 2012 collabori come promotrice con la casa editrice Butterfly. Hai organizzato alcune presentazioni di libri, svolgendo anche il ruolo di relatrice. Come ti sei trovata ad introdurre colleghi scrittori? Voglio dire, come ti sei sentita in questo ruolo?

Ci tengo innanzitutto a dire che non organizzo presentazioni solo per la Butterlfy ma per tutti gli autori (anche indipendenti) che me ne facciano richiesta. Tornando alla domanda, è una delle cose più emozionanti che si possano fare! Mi diverto molto nel ruolo di presentatrice e cerco sempre di mettere a suo agio lo scrittore che intervisto, perché una volta mi ha intervistata un giornalista davvero incapace e per me è stato davvero difficile. La cosa più importante, secondo me, è far divertire il pubblico.

Ma torniamo al tuo nuovo progetto, il sito “Non riesco a saziarmi di libri”. Come nasce, questa bella iniziativa?

Come ti accennavo, è nata da una grande voglia di rivalsa interiore.

Di cosa ti occuperai, all’interno del sito e da quando partirai ufficialmente?

Dal primo marzo verranno pubblicati gli articoli sul sito Non riesco a saziarmi di libri. Mi occuperò di editing di primo e di secondo livello, ghost writing, recensioni, interviste, organizzazioni e pubblicità di eventi, lezioni di grammatica e tanto altro ancora. Per i maturandi di quest’anno ci sarà anche una bella iniziativa, perché credo sia sempre un bene aiutare chi si trova alle prese con la scrittura e non la padroneggia in modo eccellente.

Benissimo, grazie per tutte le preziose informazioni che ci hai dato in anteprima e chissà che non vorrai ospitarmi, magari con un’intervista!
In bocca al lupo!
Roxie

Grazie a te! Per me sarà un piacere ospitarti!



sabato 16 febbraio 2013

Il nuovo romanzo di Erika Corvo

Ricorderete, l'ho intervistata tempo fa... oggi ho il piacere di annunciarvi che è uscito il suo nuovo romanzo:


Tutti i Doni del Buio
di Erika Corvo

Sinossi

E’ il secondo racconto della serie Post-atomica che ha avuto inizio con “Blado 457 Oltre la Barriera del Tempo”. Si racconta di un ipotetico futuro, in cui la Terra è stata sconvolta da un conflitto atomico. La razza umana è stata decimata e sono venute a crearsi razze mutanti semiumane, ognuna con caratteristiche differenti. In questo romanzo i protagonisti semiumani sono gli Shakars, i Signori del Buio: spaventose creature carnivore, feroci e crudeli, che si trovano a popolare boschi e foreste, contendendo il territorio agli umani.
Ma siamo sicuri che la razza più feroce non sia ancora quella umana, costantemente avida di profitto ad ogni costo, ipocrita e xenofoba?
Lascio la risposta ai lettori.





giovedì 14 febbraio 2013

Il mio augurio di amore


Che crediate o no nella necessità di avere un giorno istituzionale in cui celebrare l'amore, auguri!

A chi ama ed è riamato
a chi è saturo di amore e non è in grado di darne
a chi vorrebbe tanto essere contraccambiato 
ma non è capace di smettere di amare...
a chi ama, indipendentemente da tutto e da tutti
a chi ha capito che amare è importante e 
non importa chi, che cosa e quanto.
Buona giornata di AMORE!



Selene Lungarella, dolcissima interprete di talento
ed il suo nuovo singolo, "In mente"
... e amore sia, ovunque!

lunedì 11 febbraio 2013

Intervista a Fabrizio Ago



Sono molto felice di ospitare, oggi, il collega della redazione di “Espressione Libri”, nonché grande scrittore, Fabrizio Ago.
Benvenuto, Fabrizio!

Innanzi tutto consentimi di dire, Rossana, che mi fa molto piacere essere qui, ospite del tuo blog e che sono prontissimo a rispondere alle tue domande. E poi tanti cari saluti a tutti gli amici di "Espressione Libri".

Fabrizio Ago
Sei nato a Torino e da qualche anno, vivi a Toronto, in Canada. Sono molto curiosa e credo anche i miei lettori, di sapere come hai maturato questa scelta e se ti va di raccontarcelo, come ti trovi in quella che dev’essere una splendida città. Posso chiederti di parlarcene?

Dalla metà del primo decennio del 2000 mi sentivo alquanto demoralizzato per la situazione economica, ma soprattutto socio-culturale in cui versava il nostro Paese (ed ancora versa, come dimostrato da questa assurda campagna elettorale) e da tempo pensavo di andare a vivere altrove, se non per sempre, almeno per un lungo periodo. 
Aspettavo solamente di raggiungere l’età pensionabile. Poi la mia compagna ha avuto la proposta di venire per lavoro qui a Toronto, città civilissima, dove tutto funziona, dall’amministrazione, ai trasporti pubblici, al sistema sanitario, e dove la corruzione è agli ultimi posti nelle statistiche mondiali. Ci è così sembrata un’occasione da non mancare. 
Non è una città inquinata e questa non è nemmeno una zona fredda, come comunemente si crede. Da quando siamo arrivati ad esempio non abbiamo mai visto “un bianco Natale”. Vi si può circolare in assoluta sicurezza sia di giorno che di notte, vi è piena libertà di stampa e di opinione, gli stranieri sono sempre ben accolti. I pedoni sono considerati dei cittadini e non un fastidio e per strada hanno sempre la precedenza, agli anziani vengono riconosciute particolari agevolazioni e vengono generalmente considerati con rispetto. Tutto si risolve rapidamente per telefono e le lungaggini burocratiche non si sa proprio cosa siano. 
Inoltre io, che non pratico molto sport, anche senza troppo allontanarmi (non abbiamo macchina), ho la possibilità di fare lunghe passeggiate completamente immerso nella natura, tra boschi, fiumi e laghi, incontrando animali ed uccelli di tante specie. 
I musei, la mia passione, sono poi molto belli, modernissimi e ricchi di splendide collezioni. Le biblioteche ben funzionanti e dotate di interessanti facilities, come stanzette private per i lettori. Alla Robarts Library ho avuto la sorpresa di constatare come abbiano nel catalogo miei libri, anche in italiano, pubblicati in anni più o meno recenti.
Le distanze infine, rispetto ai nostri cari rimasti in Italia, non sono terribili. In otto ore con volo diretto, si arriva comodamente a Roma. Anche altri Paesi, dove ho occasione di andare per convegni, li posso raggiungere facilmente. Due anni orsono sono andato a Shanghai, ed anche in quel caso con un comodo volo diretto.

Sei padre di famiglia, ora anche nonno… architetto, esperto della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri. Mamma mia, quante belle esperienze… ci racconti qualcosa della tua vita?

Quando mi sono laureato, subito capii che la professione in Italia poteva essere praticata solo con grandi compromessi ed entrando nella cerchia di qualche gruppo politico. Preferii così prendere la via dell’estero, ed in particolare andai a lavorare nell’Africa sub-Sahariana, di cui ho conosciuto diversi Paesi. Ho poi lavorato per un breve periodo per l’UNDP (Nazioni Unite), sempre in Africa, ed infine sono approdato alla Cooperazione allo Sviluppo. Qui proposi la creazione di un settore per il Patrimonio culturale e, dopo alcune iniziali diffidenze, le mie idee vennero molto apprezzate. Contemporaneamente i miei ambiti di intervento si sono spostati ed ho cominciato a viaggiare sempre di più tra Mediterraneo, Paesi della ex-Jugoslavia e Cina. 
Da sei anni sono in pensione, ma continuo a non fermarmi ed a viaggiare, per convegni, seminari, premiazioni. Tra qualche mese, ad esempio, dovrò andare per importanti riunioni in Brasile, Paese che in America Latina ancora mancava al mio appello (per lavoro ero stato solo in Uruguay). 
Cosa dire poi della mia vita privata? Mi ero sposato nel 1968 ed avevamo avuto due bei bambini (maschi). Poi le cose non andarono bene e divorziammo. Diciamo che la mia vita sentimentale è stata abbastanza burrascosa, con anche ripercussioni di tipo giudiziario, fino a quando ho conosciuto la mia attuale compagna, con cui convivo in piena armonia e con reciproca soddisfazione, da più di dieci anni. 
Nel frattempo i miei figli sono cresciuti, si sono più o meno ben sistemati ed entrambi mi hanno fatto il bel dono di un nipotino. Prima una nipotina, che vive a Milano, e da due anni, un nipotino che vive a Roma, e che mi ha tra l’altro fatto la gradita sorpresa di nascere proprio nel giorno del mio compleanno. Loro sono ancora piccoli per affrontare un viaggio da soli e venire a stare in Canada con il nonno, e così io mi organizzo per andare almeno due o tre volte l’anno a trovarli, con ovviamente tappe sia a Milano che a Roma.

Sempre a proposito di questa vita interessante, sotto la tua supervisione sono state progettate le ristrutturazioni di importanti complessi, come il Museo Egizio del Cairo, i Musei Nazionali di Teheran, Damasco, Aleppo, Belgrado, ed i musei Regionali di Ebla e dello Shaanxi (Cina). Che ci racconti, di queste meraviglie?

I musei e le biblioteche sono praticamente sempre stati la mia passione. Così ero stato molto felice di potermi dedicare a loro anche progettandoli, studiandone ristrutturazioni ed allestimenti, contribuendo a formarne il personale. Nel quadro del mio lavoro alla Cooperazione allo Sviluppo sognavo poi di poter in qualche modo “mettere la bandiera” del nostro Paese su almeno venti musei e biblioteche presso tutte le latitudini. Purtroppo poi le cose non sempre sono andate come avevo auspicato. 
Al di là di indiscutibili successi come il Museo dei Manoscritti miniati o l’aggiornamento professionale del personale dei Musei della Serbia, le delusioni non sono purtroppo mancate. Il progetto per il Museo archeologico di Teheran, ad esempio, è stato accantonato dalle locali Autorità in quanto non ospita collezioni islamiche, le uniche per loro degne di essere preservate ed ammirate. A Xian (nello Shaanxi) cosa vi era di meglio se non cinesizzare il progetto al termine del nostro intervento? 
Ma quello che è peggio è il non sapere cosa ne sia dei lavori effettuati al Museo di Damasco, in quella martoriata città, abbandonata dalla comunità internazionale. Ebla (Idlib) esiste ancora? La situazione è poi tanto diversa al Cairo? Ti prego di scusarmi, Rossana, ma si tratta di ricordi ancora troppo freschi e dolorosi. Preferirei quindi, se non ti dispiace, passare ad un’altra domanda e non dilungarmi più oltre su questo argomento.

Notte al Museo di Castelvecchio
Veniamo alla scrittura… sei autore di numerosi libri ed articoli su temi dei musei e il tuo ultimo romanzo, pubblicato nel 2012, è “Notte al museo di Castelvecchio”. Ce ne parli?

Sono da sempre stato affascinato dalla scrittura, sia quella degli altri che quella mia potenziale. Adoravo poi le tipografie (che una volta erano ben diverse, con ancora la composizione a mano o linotype). Il mio lavoro mi lasciava tuttavia modesti margini da dedicare ai libri. Nel corso di tutta la vita professionale, ho quindi praticamente prodotto solamente manuali, dispense universitarie, testi monografici su siti archeologici o su musei. Ne ho scritti oltre venti. Poi mi è venuto il desiderio di dedicarmi ad una scrittura “più leggera”. 
E’ così nata dapprima una ricerca bibliografica su come il museo viene raccontato nei romanzi, negli articoli di giornale, nei blog (che splendide giornate passate nelle varie biblioteche romane, da quelle generiche alla specialistiche come quella sul teatro). E poi una ricerca ed interpretazione degli atti delittuosi che sempre più di frequente vengono commessi all’interno dei musei. Ho censito molte tipologie di delitti, ben oltre quello del furto di opere d’arte, che vanno dall’omicidio, alle intimidazioni mafiose, allo stupro, al traffico di droga. Nel raccontarli mi piaceva in particolare immaginare che i musei fossero in qualche modo in grado di comunicare con degli umani, dotati ovviamente di una particolare sensibilità. In un brano mi è ad esempio piaciuto raccontare di un museo che, attraverso il dialogo, riusciva a curare una ragazza anoressica.
Ma ancora non ero del tutto soddisfatto. Era alle opere esposte nei musei che avrei voluto dar vita. 
Cercare di cogliere cosa loro provino, sentano, come guardino a noi umani, se con simpatia o con distacco, se con senso di complicità od all’opposto di grave disagio.
Mi è quindi capitato di andare due volte al Museo di Castelvecchio a Verona, e qui mi si è come accesa una lampadina. Innanzi tutto si tratta di un museo magico, con l’architettura medievale, misteriosa ed armonica ad un tempo, meravigliosamente restaurata da Carlo Scarpa. In una sala, che subito mi rimase cara, sono poi esposte solo trenta opere, quadri e sculture gotiche del Tre e Quattrocento, tutte bellissime e nell’insieme ben conservate.  
Ho così provato a sintonizzarmi con loro, a studiarle una ad una, non per ammirane la fattura, ma per carpirne i segreti. E’ abbastanza semplice immaginare che parlino, anche che facciano commenti e persino pettegolezzi sui visitatori. Sì, ma poi cos’altro? Così tornai ancora diverse volte al museo e continuai a scrutarle attentamente quelle opere, in un iniziale quadro di sospetto, che poi presto si mutò in affettuosa complicità e divertimento, da parte dei custodi. 
Provano sentimenti le opere d’arte? Possono innamorarsi, covare nell’intimo un forte desiderio di fuga, vantarsi di proprie capacità e conoscenze, forse inventate, diffamarsi a vicenda? E come possiamo immaginare che comunichino (o parlino)? Che tipo di cultura hanno, a parte le due o tre opere sapientone, che ricordi e segreti nascondono? E quando parlano o ricordano, i messaggi che trasmettono sono quelli del personaggio rappresentato dall’opera d’arte, o quelli della stessa opera, per come venne plasmata o dipinta da un mastro medievale?
Tutto questo mi affascinava enormemente. E tali sensazioni ed emozioni ho provato a raccontare con: “Notte al Museo di Castelvecchio”. Se poi da domani i lettori ne ricaveranno un sentimento diverso, più diretto per le opere esposte nei musei, di simpatia, ma anche di fratellanza (se posso permettermi questo termine), allora il mio obiettivo sarà stato davvero raggiunto. 
Diciamo che ho un solo cruccio. Ora sono lontano dall’Italia e gli editori con cui pure prima avevo operato, sembra si siano dimenticati di me. O non siano più interessati alle mie opere. “Notte al Museo di Castelvecchio” premeva però per uscire, e così sono ricorso al self printing. In compenso ho avuto la possibilità di impaginare il libro come più mi piaceva.
  
Cosa stai progettando, in questo inizio del 2013?

Quando i miei figli erano piccoli, la sera raccontavo sempre loro delle storie, che in genere inventavo al momento. Ma non avevo mai avuto occasione e tempo per trascriverle. E in fondo non mi interessava nemmeno troppo. Ora però ho due nipotini e sono lontano. Mi è venuta così l’idea di scrivere per loro dei racconti, ovviamente ambientati qui nell’Ontario: “Racconti dello Scoiattolo stanco”. Dei racconti diversi, non moraleggianti, come le fiabe tradizionali. Dei racconti privi poi di lieto fine, anzi spesso con un finale che lo stesso lettore deve costruirsi.  
A fine mese andrò in Italia ed oltre alle visite ai nipotini, mi rintanerò per qualche giorno a ricaricarmi nella mia casetta di Procida, dove grazie all’ispirazione del Vesuvio e del mare, che vedo dalla finestra del mio studio, sono certo che prenderà piede un nuovo libro di racconti. Ne ho già in mente alcuni, come uno sui limoni dipinti dal nipote di Cézanne. Ho già anche un’idea per il titolo: “Racconti dell’albero secco”, un albero con cui eravamo divenuti amici, che al tramonto si tingeva di rosso e che poi l’anno scorso è stato purtroppo abbattuto. Vedremo cosa ne uscirà.
Per quanto riguarda i delitti nei musei, negli anni scorsi ho scritto due volumi e ritenevo l’esperienza conclusa. Ma quasi ogni giorno continuo a registrare nuovi casi, come l’occupazione di musei da parte di disoccupati che cercano così di avere voce, o come le truffe, od ancora l’abuso di potere, che di recente si è materializzato in un importante museo parigino, con l’allontanamento dalla struttura di alcuni visitatori, in quanto sarebbero stati giudicati troppo poveri. Così sto pensando, per ora solo riflettendo, ad un terzo libro, incentrato unicamente sui casi di corruzione, abusi e disagio sociale, non necessariamente a valenza penale.
E poi non vi sono solo i libri. Vi è sempre tanto altro da fare. Ma penso che per oggi basti quanto ho detto.  

Per altri dettagli sui libri di Fabrizio e per leggerne dei brani, potete visitare il sito: http://fabrizioago.altervista.org, mentre per la sua attività professionale, potete visitare il sito: http://fabrizioprof.altervista.org

Grazie infinite, Fabrizio, per avermi concesso l’onore di essere mio ospite. A presto!

Grazie a te, Rossana, per questa tua graditissima ospitalità. Spero solamente di non aver annoiato te ed i lettori con questi miei ricordi personali, ma di aver piuttosto stimolato in tutti un poco di amore in più per i musei e le biblioteche.

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)