martedì 25 settembre 2012

Intervista a Federico Cervigni


Oggi introduciamo lo scrittore Federico Cervigni. 
Ciao, Federico, benvenuto!
Federico Cervigni
Innanzitutto, vuoi raccontarci qualcosa di te e di quello che fai, quando non sei impegnato a scrivere?

Ciao e grazie a te dell’invito. Ho lavorato per molti anni in diverse aziende e diversi settori, occupandomi di contabilità e amministrazione. Cose noiose, insomma! Svolgo l’attività di copywriter freelance ma la mia grande passione è sempre stata la scrittura creativa e, negli ultimi anni, anche la saggistica.

Hai scritto un saggio di economia, “Decapitalismo – la crisi economica”. Cosa ti ha indotto a compiere una scelta che considero piuttosto impegnativa?

Sono sempre stato molto curioso e ho sempre avuto il pallino di capire “come funziona il mondo!”. L’economia è il motore per eccellenza delle nostre vite - purtroppo - e capirne i meccanismi è essenziale, tanto più oggi perché i poteri decisionali scavalcano le realtà nazionali e capirci qualcosa è una seria responsabilità collettiva. 

Nel 2008, hai fondato la Compagnia Teatrale “I ReFusi”, per cui ti occupi di scrivere testi e di dirigere le opere. Ce ne vuoi parlare?

Certamente. E’ un incontro di artisti di diversa estrazione: scrittore, attori, artisti visivi. Siamo attivi con la produzione di nostre opere e la promozione di compagnie esterne. Ci divertiamo e cerchiamo di portare avanti la nostra idea estetica di teatro contemporaneo. 

Nell’anno in corso hai vinto il primo premio nel Concorso Letterario Nazionale “Il ponte”. Con quale opera?

E’ un concorso molto serio, di portata nazionale, che negli anni si è rivolto a diverse forme d’arte. Il 2012 era dedicato al racconto e io ho avuto l’onore di essere premiato con il primo posto in classifica con il racconto “Un piccolo regalo”.
Fanpage che contiene il racconto: 
Fanpage

Diario di un insonne
Tra l’altro, sei autore del romanzo “Diario di un insonne”. In principio, lo pubblichi con un editore ma recentemente, compi la scelta di ristamparlo in autonomia e di renderlo disponibile anche in formato digitale. Ci vuoi raccontare da cosa è nato il desiderio di, diciamo così, “mutare direzione”?

Innanzitutto da un rapporto con l’editore che non è stato soddisfacente, dal mio punto di vista. Il mondo editoriale oggi è un terreno minato e molti editori sono pronti a pubblicare qualsiasi cosa a patto di scaricare i costi di stampa e distribuzione sull’autore stesso. Questo naturalmente non favorisce la qualità del mercato e succede che ogni editore pubblica una quantità di libri sui quali però non intende “puntare” realmente e tu saprai benissimo che per vendere libri bisogna fare marketing, pubblicizzarsi, farsi conoscere. Se le case editrici non fanno questo, diventano soltanto delle costose tipografie e allora tanto vale occuparsi in proprio del tuo lavoro. Oggi è possibile auto prodursi ebook praticamente a costo zero e pubblicare su portali di valore e di portata mondiale. Questa è una rivoluzione. Ma sia ben chiaro che non sto bocciando in modo indiscriminato l’editoria tradizionale: ci sono ancora editori serissimi.

Alla luce di quest’ultima scelta, cosa consiglieresti ad un ragazzo che ti chiedesse il percorso migliore da intraprendere per diventare scrittore?

Per prima cosa vivere! Essere curioso! Nasce tutto da lì. Mi sentirei di consigliargli l’auto pubblicazione ma solo se ha una reale passione: scrivere, correggersi, pubblicarsi, pubblicizzarsi da soli è un vero lavoro. E poi una cosa importante: iniziare dalle cose piccole e vicine, cercare riscontro nell’ambito locale; organizzare presentazioni, letture. Sono cose che ti danno esperienza e autostima. Conosco scrittori che pubblicano solo in rete e non hanno mai visto in faccia un solo lettore. È una cosa triste, secondo me. 

Infine, quanti progetti hai nel cassetto e quali intendi provare a concretizzare?

Sto lavorando ad un altro saggio. Ti anticipo che il titolo dovrebbe essere “Eretik”  ma non è definitivo. Parla delle utopie, dell’illusorietà e dell’irrazionalità della società contemporanea, congelata nell’immobilismo di un pensiero fittizio e falsamente libero. E di quanto sia invece necessaria l’eresia e la riscoperta del pensiero critico. Lo slogan perfetto del libro è “Imitate yourself!”: un invito a pensare con la propria testa in modo creativo.
Poi, nuove produzioni teatrali e naturalmente, ritornare alla narrativa che è per me imprescindibile.

Grazie per essere stato con noi e ti aspettiamo per quanto realizzerai prossimamente!
Roxie

Grazie a te!

(Ricordo a chiunque volesse avere il suo spazio/intervista su questa stessa pagina che mi può scrivere a: info@roxieplace.com)

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